Il Futurista Arturo Blangino riassume queste nostre idee futuriste nel seguente manifesto:

«Alla Guerra Vittoriosa e Gloriosa che l'umanità civile sta combattendo contro l'oscurantismo, contro l'egemonie imperialistiche e dispotiche, contro la barbarie teutona e teutonizzata, contro il passatismo conservatore ed ammuffito, seguirà indubbiamente, stante l'ecatombe del sesso maschio, primo materiale di resistenza e di offesa, lo spopolamento di quelle Nazioni che, ubbidendo all'impulso nuovo di conquista e di gloria, vi parteciparono. E mentre scarseggia il materiale umano uomo abile, aumenta l'esuberanza della donna in rapporto all'esiguità dei primi.

La donna, primo deposito e fabbrica di munizioni umane, deve necessariamente in questi tempi di stasi commerciale e procreatrice, sospendere momentaneamente la sua produzione di prole, con incalcolabile danno delle singole Nazioni, perchè devesi solo al numero illimitato di uomini forti del quale poterono disporre i rispettivi stati, se in questa guerra alcuni di essi resistettero gloriosamente ad invasioni di altri più forti, più crudeli, più sanguinarî, più ammaestrati alla Guerra. [pg!73]

Per prevenire che un'inevitabile futura conflagrazione ci trovi in condizioni da non poter far fronte vantaggiosamente e vittoriosamente ad invasori o ad oppressori limitrofi, occorre fin d'ora provvedere ad utilizzare tutte le forze produttrici del sesso femmina.

L'abolizione del matrimonio.

Il primo e più importante provvedimento, occorrente per evitare lo spopolamento e favorire la libera procreazione è l'abolizione del matrimonio.

Due esseri di diverso sesso sentono nascere tra di loro una reciproca simpatia e vorrebbero unirsi carnalmente per soddisfare il loro amore sensuale, ma il maschio non trova sempre consenziente la femmina, la quale si oppone perchè teme che dopo l'amplesso fecondativo, l'uomo l'abbandoni, teme il disonore da quell'accoppiamento carnale. Il maschio quindi, per poter godere carnalmente la donna amata, deve unirsela in matrimonio e quando pel sacrificio di Imene la vita dell'uno è consacrata eternamente alla vita dell'altra, quando reciprocamente essi hanno monopolizzate le forze vitali rispettive, entrambi i coniugi tentano allora ogni mezzo lecito od illecito per godere il più possibile l'ebbrezza dei sensi, ma senza procreare prole numerosa, perchè le finanze famigliari non possono permettere tale lusso. [pg!74]

L'uomo poi, dopo aver goduta a sazietà la sua donna, per l'istinto stesso del maschio il più delle volte ai annoia facilmente di quella monotonia di piacere, e va a cercare fuori delle pareti domestiche nuovi focolari di godimento sensuale, ed entra nelle putride case di tolleranza, covi ributtanti di insidiose malattie veneree, di sentimentalità passatista e di mercantilismo, per trovar nuove ebbrezze sconosciute che lo snervino e lo soddisfino, e ciò con incalcolabile suo danno morale e materiale.

Ma non è a lui uomo maschio che si deve imputare la colpa di quel pervertimento sensuale, non è a lui che si deve imputare la colpa di quell'avidità di piacere nuovo che egli si procura ovunque e comunque pur di sfogare il suo desiderio di procreazione: la colpa è della società passatista, ignorante e fossilizzata dai convenzionalismi antichi, dai vecchi pregiudizii, la quale lo obbliga ingiustamente a monopolizzare il suo istinto sensuale, la sua mascolinità, congiungendolo in matrimonio con una donna sola!...

Gettiamo lontano da noi le ultime vestigia barbariche di passatismo che, simili a impure scorie di infami putridità millenarie, ancora aderiscono alle nostre coscienze, che il clericalume retrogrado ha voluto foggiare a sua immagine con raschiature rancide di inutili religioni, con belletti di ridicola serietà, con masturbazioni di falsa morale, con siringate di ambigua convenienza, con stroncature di inutile buon gusto, con scampoli [pg!75] tarlati d'arte a buon mercato; liberiamoci da tutto ciò che è convenzione, che è tradizione, da tutto ciò che si fa perchè si è sempre fatto, seppelliamo la esperienza barcollante dei vecchi rimbecilliti, glorifichiamo la bellezza futurista cruenta e purificatrice della Guerra, immenso pennello che stria di rosso violento la superficie giallo-nera del nostro globo troppo sacro, troppo decrepito per sostenerci e del quale cantiamo il prossimo sfacelo e il rinnovamento novello, esaltiamo la poesia sublime della violenza carnale, propugniamo l'abolizione delle false verginità claustrali, gridiamo l'inno di odio contro le rovine putride delle città passatiste, contro i musei, contro le biblioteche, contro tutto ciò che è bello, che è regolare, che è perfetto, ed allora nulla ci parrà paradossale, di nulla ci parrà dubbia l'attuazione, liberiamo le nostre coscienze dalle catene che le rendevano schiave della tradizione e allora si schiuderanno le vie dell'antiveggenza e del progresso!