Liberata dal giogo della vecchia famiglia tradizionale, dal dogma dell'anzianità, dal parlamento, dal senato, dal papato e dalla monarchia, l'Italia manifesterà finalmente la sua potenza di 40 milioni d'individui italiani tutti intelligenti e capaci di autonomia.
Concezione assolutamente opposta alla cretinissima [pg!87] concezione germanofila che voleva svalutare i 40 milioni di individui italiani per organizzarli meccanicamente.
Sul palcoscenico della razza italiana dobbiamo mettere in luce i 40 milioni di ruoli diversi perchè in questa luce possa perfettamente svolgersi il valore tipico di ognuno.
Disfatto l'impero austro-ungarico il popolo italiano non deve temere le scosse anche disastrose (promiscuità sessuale, distruzione di ricchezza) prodotte da una rivoluzione profonda.
Saranno scosse brevi. Da una rivoluzione, oggi il popolo italiano risorgerà più vivo e potente, più ricco di individui geniali, più agile, più dinamico.
Noi non abbiamo la nevrastenica pigrizia, la neghittosità, il misticismo, il bizantinismo ideologico, l'ossessione teorificatrice della Russia.
Siamo pieni di senso pratico, di tenacia costruttrice di ingegnosità inesauribile, di eroismo bene impiegato.
Possiamo dunque dare tutti i diritti di fare e disfare al numero, alla quantità, alla massa poichè da noi numero quantità e massa non saranno mai come in Germania e Russia numero quantità e massa di mediocri d'inetti e di sconclusionati.
Arturo Labriola definisce la democrazia «come sentimento dei diritti concreti della massa sullo Stato e sulla Economia».
Noi futuristi consideriamo la democrazia non in astratto ma bensì la «democrazia italiana». [pg!88]