La vita italiana di domani altro non deve essere che una serie di bombe a mano lanciate nelle gambe degli importuni pesantissimi due nemici: il prete e il carabiniere. La primavera ride e scoppia sotto le leggi, i divieti, i confessionali, i senati, vince e vincerà sempre; ma quanto sarebbero più splendidi i suoi frutti se un giorno si sentisse finalmente una voce riempire l'azzurro: il Papato è fuori, fuori d'Italia con l'ultimo dei Preti e l'ultimo dei Carabinieri!
La nostra guerra vittoriosa ha rivelato un antagonismo feroce fra i combattenti e i carabinieri. Come tra gli interventisti e i preti d'ogni specie: clericali, professori e socialisti.
Gli arditi odiano i carabinieri. Questi hanno sognato di mettere le manette agli Eroi.
Secondo loro gli Eroi devono essere gente quieta, che non grida, che prevede, ha paura, va adagio, non ha gomiti nelle folle, aspetta pazientemente agli sportelli dove l'abrutitissimo impiegato di stato fa tutti i suoi comodi e distribuisce la lentezza.
Gli arditi disprezzano i reticolati e la disciplina militare, queste manette imposte dal professoralismo strategico e dalla scienza teutonica. [pg!99]
Improvvisano tutto e specialmente la vittoria. Sono futuristi: non si curano dei «rincalzi» romani, forniti dalla storia e non vogliono essere preceduti da bombardamenti sapienti.
Sorprendono la trincea nemica che ha la forma di un banchiere panciuto, la sfondano, la svaligiano e così, di slancio, a Trieste.
I carabinieri durante la guerra avevano il còmpito di verificare minuziosamente i passaporti per afferrare al passaggio le numerosissime spie. Ne lasciarono passare molte, impiegarono 4 anni ad imparare questo mestiere di controlli ed ora, finalmente lo sanno fare così bene che non smettono più di verificare i passaporti di noi vincitori.
Preti come i preti, custodi della lentezza e della burocrazia, medioevali, perniciosissimi imprigionatori della Primavera ardita e veloce piena di fiumi rivoluzionari!
Concludendo, bisogna: