Data la conformazione della nostra divina penisola, la varietà piacevole dei suoi climi, dato il sangue straricco di qualità varie, ma unico e tipico della nostra razza, la massima quantità manovrabile d'interessi e d'ideali nostri legati fra di loro e non in contrasto include il Trentino, l'Istria, la Dalmazia, Vallona, Rodi, Smirne, Bengasi, Tripoli.
Concludendo: la patria è il massimo prolungamento dell'individuo o meglio: il più vasto individuo vivo capace di vivere lungamente, di dirigere, dominare e difendere tutte le parti del suo corpo. [pg!107]
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Pacifismo e Società delle Nazioni carabiniera.
La Società delle Nazioni è una vecchia idea mazziniana rinata oggi e riverniciata a nuovo. Idea passatista fondata su una spasmodica speranza di pace universale eterna che presuppone il miracoloso cambiamento in latte e miele di tutto il sangue che scorre nelle vene delle razze. Presuppone inoltre un'eguaglianza assoluta spirituale e fisica dei popoli. Fa astrazione completa dalla varietà infinita di tipi diversi di popoli che occupano ognuno un loro gradino sulle numerose scale di valori e di sviluppi, dal cannibale salendo un poco al Tuareg, salendo un poco al Prussiano, salendo un poco al Croato, salendo molto fino al Francese, all'Inglese, salendo molto fino all'Italiano.
La concezione della Società delle Nazioni rinasce oggi:
1) Dalla stanchezza della guerra e dalla paura di una nuova guerra.
2) Dalla paura di una rivoluzione.
Il corridore che buttandosi sul letto dopo una corsa frenetica, sfinito dalla stanchezza maledice [pg!110] la corsa è altrettanto naturale che il combattente che dopo una guerra violenta e sanguinosa maledice la guerra.
Essi trasformano tutte le loro fatiche logicamente mescolate di disillusioni e di piccoli rancori in un motivo sufficiente per condannare in blocco la gioia di correre e l'entusiasmo di combattere.