Un miglior organamento delle pensioni con possibilità di realizzo di capitali dopo un certo numero d'anni di servizio, segna qualcosa di veramente umano, finalmente, in questo argomento sul quale tante chiacchiere vane vennero fatte e meglio invece sarebbe stato, pietatis et dignitatis causa, tacere in attesa d'agire.

Lo Stato traccia, così, le sue linee generali. Le Provincie ed i Comuni dovranno seguirle, ormai sicuri di non trovare inceppi negli organi tutori che, finora, siluravano i progetti organici più audaci trincerandosi dietro la comoda ragione che non si potessero fare ai funzionari degli Enti locali trattamenti più favorevoli di quelli fatti ai funzionari dello Stato.

È tempo che queste distinzioni sorpassatissime, abbiano a cessare. Tutti i lavoratori degli uffici sono uguali di fronte alla Pubblica Cosa.

I Comuni altro non sono che deanellamenti istologici, attraverso la spina dorsale delle Provincie, dello Stato. E nei grandi Comuni e nelle grandi Provincie è risaputo che la vita amministrativa non è se non un più analitico processo della vita politica, certo ne è il lievito elementare, sempre essa si irradia attraverso organismi tecnici i [pg!121] quali costituiscono ormai dei veri e propri dicasteri.

La politica del lavoro, questa grande ossigenatura della vita pubblica moderna, è fatta ormai anche dagli Enti locali. Ogni Giunta municipale, ogni Deputazione Provinciale che si rispetti ha preceduto lo stesso Governo nella creazione d'un Dicastero del Lavoro.

E così la materia delicata e complessa degli Organici può ormai sottrarsi allo stitico quando non sia ostile àmbito di Presidenze retrive o di Ragionerie microcefale per essere portato nella sua degna e naturale sede, là dove si dibattono con vedute nuove i problemi della mano d'opera e dei conflitti fra capitale e lavoro, alla luce dei tempi che corrono e col concorso democraticamente pareggiato delle due parti.

Col nuovo progetto sulla burocrazia vengono moralmente assai più elevate le figure oltrechè dei Direttori generali, dei Capi Divisione e dei Segretari.

Il che, di conseguenza, importerà un congruo elevamento, nelle Amministrazioni locali, delle figure dei Segretari generali e degli altri Funzionari di Segreteria, oggi spesso ingiustamente disconosciute, messe ad un livello virtualmente inferiore a quello dei Segretari Comunali, che sono i veri maggiorenti nei piccoli Comuni, quasi ovunque sacrificati alle invadenze delle Ragionerie le quali dovranno avere, alla lor volta, garantiti i migliori sviluppi materiali e morali, ma a parte, [pg!122] in una carriera ben delimitata, di puro controllo cifrario, estranea ad ogni débordement di merito, ridotti alle proporzioni dei Corpi contabili nell'Esercito, dove solo prevale uno Stato Maggiore di intellettuali che costituzionalmente si sovrappone agli stessi ufficiali delle armi dotte e delle specialità scientifiche.

Che l'importanza di questi Funzionari direttivi debba essere definitivamente fissata e posta in rilievo anche dai nuovi organici degli Enti locali è intuitivo, ove si pensi che il progetto di riforma della burocrazia di Stato non toglierà di mezzo, se pure li attenuerà, i difetti ai quali si imputa ogni giorno in Italia l'arrugginimento della Macchina governativa. In Italia, dico io, e in Francia (per parlare del paese che la Vittoria ha ancor più affinizzato al nostro) se uno dei più eletti spiriti politici della latinità moderna, Paul Déchanel, ha, in un suo nuovo libretto: La Décentralisation, non da oggi invocato dal decentramento la salvezza dell'Amministrazione anche nella luminosa Repubblica, di cui probabilmente l'anno venturo sarà il Presidente. In Italia bisognerebbe essere incoscienti per non comprendere che la chiave di volta del miglior assetto pubblico (ed io aggiungo la sola piattaforma positiva sulla quale si dovrebbero impiantare le imminenti elezioni) è il Decentramento.

Tornerò, per meglio spiegarmi, su questo tema essenziale, con la dovuta ampiezza e l'indispensabile coraggio civile. [pg!123]