Ma io dico fin d'ora: per ben decentrare, bisogna che si trovi già saldamente impiantato il telaio organico delle Amministrazioni centrifughe. Si potrà e si dovrà, ben inteso, fare tutta una rifusione di forze burocratiche, liberamente scambiabile, dal centro alla periferia, per tener conto di tutti i lavoratori disponibili e delle conseguenze diverse.

Ma il montaggio dei pezzi dislocati non potrà essere fatto che intorno ai motori fissi di produzione etnica che già si trovano in posto. Lo Stato si scinderà in Regioni che le Provincie ricostituiranno sulla base delle loro tradizioni storiche, economiche, politiche e burocratiche. I Comuni, prendendo alla lor volta fiato, oltrechè dalle proprie tradizioni, in Italia magnifiche, dalle nuove correnti energetiche della vita nazionale, meglio producendo e meglio ricavando dall'ambito costituzionale alleggerito, dinamizzati dallo stesso isveltimento del ritmo pubblico locale, che si farà sentire attraverso la finanza, la cultura, l'igiene, la viabilità, le comunicazioni, l'assistenza e la previdenza sociale, ecc., daranno man forte alla Regione, invece di richiederne, come oggi fanno, alla Provincia. E l'atmosfera liberista e laburista, la sola unica vera nella quale oggi debbono muoversi gli organismi collettivi, si troverà saldamente piazzata dalle Alpi al Mare sopra un cumulo di forze ringiovanite, sorrette da crediti rinsanguati ed equilibratamente distribuiti, per la salvezza e la fortuna d'Italia. [pg!124]

Decentrati gli organismi di Stato, io vedo in gran parte tolti i mali attivi e passivi della Burocrazia. La macchina si velocizzerà perchè negli elementi dinamici sarà penetrata la passione che nasce dai più facili riconoscimenti materiali e morali. E, sopratutto, si sarà operata la selezione dei migliori: ed i mediocri saranno spazzati a colpi di frusta dal tempo, come si augura, nel suo brillante articolo (apparso sull'ultimo numero di Roma futurista) lo Zuccari.

Perchè tutti sono d'accordo che i servizi miglioreranno se saranno decentrati, non solo, ma ridotti d'organico. Date a dei giovani d'ingegno e di volontà una pattuglia pur scarna di lavoratori: e libertà d'azione e pieno senso di responsabilità. Ciò che fu fatto nelle trincee, si farà negli uffici. Allungate pure gli orari commisurandoli agli aumentati supplementi d'onorario. Cointeressate al più intenso rendimento dell'opera: premiate il valore burocratico: assicurate ai pochi ma buoni un massimo di carriera possibile: e per i servizi in subordine, per le mansioni ausiliarie nelle quali il numero può essere indispensabile a pregiudizio, talvolta, dell'entità del compenso, anzichè reclutare dell'elemento maschile che potrebbe trovare più sano collocamento nell'industria, nel commercio o nell'agricoltura, reclutate delle donne!

Le donne hanno dato la loro parte di nobile rendimento alla causa della guerra. Non dimentichiamole! Esse, se intelligenti e colte, sono delle [pg!125] eccellenti collaboratrici nelle pubbliche aziende. Il loro lavoro vibra, quasi sempre, di passione ed è doppiamente redditizio di quello degli uomini. Negli archivi, dove la necessaria pazienza nel rintraccio e nel riordino delle carte è quella insita ai loro stessi domestici istinti conservatori, nelle copisterie dove le Remington hanno ereditato il ritmo delle Singer passandolo dal pedale alla tastiera, nelle spedizioni dove la celerità e l'ordine, pregi essenzialmente femminili, facilitano il movimento dei carteggi, ai telefoni, ai magazzini, ai depositi, lo so per prova diretta, ormai, che le donne sono indispensabili e garantiscono la dignità dell'Amministrazione che non ha più, mercè loro, bisogno d'assoldare dei paria sempre malcontenti e perciò, in fondo, sabotatori del buon lavoro altrui.

Con ciò credo aver toccato alcuni punti essenziali della riforma burocratica, che, ripeto, per esperienza e per convinzione, reputo estensibile, ormai, a tutte le Amministrazioni pubbliche d'Italia, statali e non statali.

Inutile un esame psicologico della questione. In fondo siamo sempre ai termini che Balzac ha immortalato nel suo saggio Les Employés, perchè gli uomini saranno sempre gli uomini e le greppie (dico io) sempre saranno le greppie.

Ma non posso in tutto dividere l'avversione dello Zuccari contro la casta.

Non è vero che la burocrazia italiana sia un branco di parassiti e di fannulloni. Vi sono dei [pg!126] valori realissimi di cultura, d'ingegno, d'abnegazione che rendono al Paese il 100 per 10. E non dimentichiamo che da noi, in mancanza di mecenati e di pensioni accademiche, in più d'un caso lo stipendio serve a garantire il pane al pensatore, all'artista, allo studioso che sa sdoppiarsi ed offrire una doppia energia alla Patria. Vi sono, si capisce, i rovesci di medaglia, i casi di pietà e, se non d'obbrobrio, di disperazione. Il Corbino trattò con mano felicissima, in indimenticabili puntate della Rivista Avvenimenti, il lato negativo del problema burocratico. Sono pagine, direi, antropologiche d'una sincerità e d'una evidenza suprema.

Ma io, che da più di vent'anni vivo fra gli Impiegati e li studio con occhi miei, credo che da una classe, per senso abnegativo del dovere e per intenso amor di patria non inferiore a nessuna altra, l'Italia, da matrigna divenendo finalmente madre, molto potrà attendersi alla vigilia del suo rinnovamento ideale e sociale.