Le scuole di forza, coraggio, patriottismo che noi vogliamo istituire devono essere concepite fuori della vecchia mentalità del dovere pesante e della disciplina monotona. Con una giocondità primaverile di gioventù che si diverte, giuoca, e involontariamente perfeziona così la potenza dei muscoli addestrandosi allegramente a scattare in avanti, a correre, a irrigidirsi, a snodarsi, per evitare una legnata, prendere a volo un oggetto lanciato, traversare un fiume a nuoto, saltare un ruscello, superare un muro, arrampicarsi, ecc.
Queste scuole devono dare agli adolescenti l'orgoglio del proprio corpo, della propria salute fisica e della propria bellezza muscolare. Da queste scuole devono uscire dei giovani muscolosi, agili e belli che sappiano non soltanto leggere e scrivere, ma anche atterrare un aggressore, salire su un albero velocemente, considerare il coraggio come la virtù essenziale dell'uomo, la vigliaccheria come il peggiore delitto, e la qualità d'italiano come un titolo di nobiltà.
Fra questi giovani sarà facile reclutare un piccolo corpo coloniale volontario con un pratico sistema di quadri elastici adatti a formare i quadri delle grandi armate improvvisabili in caso di guerra.
Non credo alla utilità della vasta, ingombrante costruzione pletorica e passatista che si chiama [pg!205] lo stato maggiore. Dei generali geniali e decisivi come Badoglio e Pétain benchè venuti dallo Stato Maggiore, ne dimenticarono sistematicamente la vecchia dottrina durante questi 4 anni di guerra, sviluppando il loro ingegno strategico e il loro esperto maneggio di fanterie e di cannoni nell'esperienza quotidiana, caso per caso, osservando la linea, contrapponendo astuzie ad astuzie, perfezionamenti a perfezionamenti.
Il generale Caviglia e il geniale Foch si dimostrarono grandi condottieri perchè unicamente preoccupati di agire con buon senso antiscolastico, risolvendo tutti i problemi con un ingegno ancora giovanile che aveva saputo resistere ai pedanteschi insegnamenti dello Stato Maggiore e della Scuola di guerra.
Quattro anni di guerra ci hanno dimostrato che la cavalleria nel suo stato attuale non può avere che una funzione decorativa da parata o da torneo medioevale.
Enorme paralitico e paralizzante bersaglio offerto alle artiglierie nemiche e senza vera potenza offensiva.
Impiegare delle masse di cavalleria non può divertire che un cervello da macellaio.
Impiegare la cavalleria per squadroni o per plotoni in azioni di molestia o di collegamento equivale a dichiarare il fallimento della cavalleria.
Questa guerra ha assolutamente svalutato il cavallo. Prima, nei periodi di lotta di trincea, [pg!206] e ultimamente nell'ultima meravigliosa nostra offensiva manovrata.