Come voi a Vertoiba, a Gorizia, a Plava, a Selo, a Nervesa.

Ma voi che siete uomini d'azione, poche chiacchiere, molti fatti, una bestemmia, un bicchier di vino, un pernacchio al nemico, tascapane pieno di bombe e pugnale brandito, mi direte che in genere le parole e i discorsi poco vi interessano. [pg!248]

Avete ragione. Vi consiglio di non ascoltare i discorsi dei pedanti, degli accademici, dei professorali, che vengono dalle città a parlarvi di coraggio. Non si insegna il coraggio a un ardito. E a voi, tenenti, capitani e comandanti di reparti d'assalto, non s'insegna nulla poichè siete non soltanto arditi, ma italiani, cioè intelligentissimi.

Ero stato invitato a parlare ai soldati arditi, a loro dunque mi rivolgo pel tramite vostro.

Vi prego di infondere nell'animo dei vostri soldati la convinzione che non vi è più alto onore di quello d'essere un ardito d'Italia.

Non sono uno stratega nè un tattico. Vi parlo da appassionato infiammatore della gioventù.

Sono futurista, cioè un patriota rivoluzionario. Intendiamoci, rivoluzionario non ha nulla di comune con Lenin, Serrati, Lazzari, Treves, ecc. Il nostro rivoluzionarismo futurista adora tanto l'Italia da voler ad ogni costo svecchiarla, pulirla, sgomberarla dai pedanti, dai preti, dai vigliacchi, renderla più giovane, più forte, più grande, più alta, più veloce, più intelligente, più progredita.

Questo patriottismo non ha nulla a che fare col patriottismo pangermanico. Cretino questo poichè un popolo inferiore come il tedesco, privo d'ingegno e d'elasticità geniale, non può pretendere nessuna egemonia.

Vi fu una vasta, tentacolare infiltrazione germanica di prodotti commerciali. Il mondo fu avvelenato [pg!249] di lue tedesca. Vollero aggiungervi il sigillo della vittoria militare. Voi lo trasformate in un bollo rosso da macello sulle innumerevoli loro pecore militarizzate.

Voi siete la parte migliore della razza italiana. Ve lo dimostrerò enumerando le ragioni e gli impulsi che v'hanno spinto ad entrare nei reparti d'assalto.