Così, così, nudo e tutto grondante,
con la pienezza risonante dei miei polmoni di bronzo,
così io canto, o Mare, la sublime allegrezza
delle tue mostruose spanciate di fiamme e di stelle!…
Empimi il petto, o Mare, del frastuon de' tuoi porti
sonanti come incudini infernali
sotto pesanti martelli in tumulto
che a volta a volta fingono la folgore e il tuono!…
Con alte grida io t'invito, o Mar tentacolare,
o Mar maledetto, a schiacciare
sul tuo seno il mio corpo, teso come un grand'arco
fatto per scoccar l'odio su bersagli invisibili.
Ecco, o Mare, i baci neri d'un condannato a morte,
ecco gli avidi baci di un'amante in agonia,
ecco le mani adunche di un affamato ebbro d'odio!…
Ecco: io afferro il mio cuore a piene mani
così da spremerlo,
per saziar la tua fame e per estinguere
la tua gran sete, o Mare,
abbeverandoti di me!..
Ed ora fra le tue onde versicolori io vedo,
in un gioco abbagliante di fuochi e di specchi,
tutto il passato mio che lentamente affonda!…
Il mio vasto cuore affamato
che un tempo abbaiava alla luna
come un cane, vomitando macigni di voce arrogante
nelle tenebre fonde… il mio vasto cuore affamato
di polpe siderali,
galleggia in balìa dell'onda
come una gonfia carogna, a zampe all'aria,
scortata da sciami rombanti
di grosse mosche verdi…
Io vedo intanto,
nella tua elastica trasparenza,
farsi pallide e rosee, delicatissimamente,
guance molli d'amore di lontane amanti obliate.
Le tue piccole onde sorridono
trotterellando sulla ghiaia…
Così, così a timidi passi io seguivo
il bel sogno fiorito di due verginali pupille
e il riposo del cielo fra labbra innamorate!…
Così io camminavo a passi timidi
nel serico fruscìo delle vesti muliebri,
andando verso l'ardente penombra persuasiva…
Orrore! Imbottita è la spiaggia
di fetide alghe, e vi giacciono
le scorie delle navi, i rottami,
le putrescenti schegge dei grandi naufragi!
O mio Sogno, o mio Sogno tutto in lagrime,
li odi, i vapori che van trascinando
muggiti simili a grandi gesti spossati,
lontano lontano,
verso il vasto al di là degli orizzonti?…
E non vuoi tu seguirli, o mio Sogno
mortalmente ubbriaco d'Infinito?
Più in alto! ancora più in alto! Odi tu
le lamentose chiamate della Notte in delirio,
e il gocciar delle sue lente lagrime argentee
che nelle campane tintinnano?…
Non vuoi tu obbedire alla Notte?
O Mare, vasto sepolcro abbagliante, verso di te io tendo le mie braccia, tôrte dal desiderio… O Mare che ti trasformi sotto i miei occhi in un tino gigantesco ove fermenta e ribolle una enorme vendemmia di vecchi mosti sfrenati, io, vacillante e briaco, un'altra volta mi rizzo, nudo e tutto grondante, su la cresta del molo, tra i tuoi fumi ossessionanti d'orgoglio e di Nulla!… Io m'adergo, esaltato, nello sbandieramento regale di questa Sera divina che solenne accompagna il mio funerale!…
Oh! l'ebbrezza angosciosa di gettarmi, o Mare, nel tuo seno, giunte le mani come per pregare! M'immergerò cento volte nella freschezza lucida de' tuoi gorghi carnali, mollemente legati da chiome femminili!
Vedo venirmi incontro
una turba di piccole onde vezzose
dalle braccia fiorite, dai grandi occhi pazzi,
che mi sorridono e folleggiano tendendomi le guance!…
Vedo correre a me
una turba di piccole onde vezzose
che scoppian dalle risa colle lagrime agli occhi
sotto il tuo bacio, allegro Sole,
sotto il tuo bacio d'oro che ratto svanisce…
ed ecco piangono
celando gli occhi fra le braccia ignude,
quando tu destramente fra le nubi t'ascondi!
Io balzerò da un'onda all'altra, fuggendo
lontano dai tronconi delle gomene infrante,
lontano dallo sguardo allucinante dei fari,
scivolando fra le lor braccia grondanti di luce
che senza fine si prolungano,
o Mare, a notte alta,
sulla tua folle ebbrezza di scolaro in baldoria.
Olà! Sei tu ancora, vecchio Sol seminudo,
che passi in un intreccio di lampi
sull'orizzonte?
Ti sei dunque camuffato da Re barbaro?…
Non vedo infatti la tua faccia d'incendio
volgersi in lontananza
sotto una tiara colossale di ebano?
Non vedo infatti oscillare
la tua gran barba dai cespugli di rame?
. . . . . . . . . . . . . . . .
Eccoti, o vecchio Sole, superbamente piantato
su un onagro turchino,
mentre sparisci là giù all'orizzonte,
a gran carriera, inzaccherando
di fuoco e d'ombra l'azzurro.
. . . . . . . . . . . . . . . .
Oh! saprò ben raggiungerti
nuotando con furore di ondata in ondata,
e duemila bracciate mi basteranno certo per afferrarti
vecchio Sol disilluso che fuggi l'orribile Terra!…