Ecco: di qua, di là, dovunque lungo le spiagge,
i preparativi di partenza delle luci febbrili,
che salperanno fra poco verso l'infinito…
Come pirati inseguiti par che s'affrettino
ad ammucchiar su un veliero spettrale,
laggiù alla punta estrema di un promontorio,
grandi, preziose balle di nuvole scarlatte!…
Sono i tesori, sono i gonfaloni disusati
dell'Anima mia!… Dove mai li portate?
Il Mare ha già assorbito
il sangue vermiglio della Sera,
tutto luccicante di pagliuzze d'argento,
ed ora lentamente il grigio cielo incurva
le sue vôlte di cripta funeraria,
ove letargiche Stelle, sospese ancora per un artiglio,
sembrano strani pipistrelli dalle palmate ali d'oro!…
Sinistramente allineate su le banchine cupe, tutte avvolte
in folte brume d'incubo,
le Gru colossali si trasformano
in kanguri fantastici di bronzo, giranti su sè stessi.
I marsupii capaci delle lor pance son pieni
di minuscole ombre,
gesticolanti confusamente, al crepuscolo,
nel fumo degli aliti loro!…
Il Mare, in lontananza, sontuosamente arricchito di tutte le luci cadute dal cielo, va delicatamente mutandosi in un magico deserto dall'auree sabbie ondeggianti che all'infinito si stendono. Ombre violette le increspano, e un vento ingegnoso le squama e le niella con carezzevoli soffi, con lente puerili moine.
Le Gru colossali, kanguri di bronzo allineati sulle banchine, col collo teso sinistramente spiano prede sul mare!… Ed ecco avanzarsi un piroscafo che volge diritta la prua verso di me. io lo vedo ingrossarsi, come una enorme palla, sotto i suoi grandi alberi branditi come lance!… A lunghi passi pesanti s'approssima sotto l'acque movendo le sue zampe immense, simile ad un fantastico dromedario che attraversi, con l'acqua a mezzo il corpo, il roseo guado placido di un Nilo paradisiaco in molli curve irrigante un'ampia prateria del cielo…
Altro non è che un miraggio di questo mutevole mare, dalle chimeriche sabbie d'oro!…
Or nella dubbia luce del crepuscolo, lo strano dromedario s'immensifica, intenebrando la banchina con l'ombra sua che s'allarga… Ai lati della gobba formidabile oscillan lentamente le smisurate saccocce d'una bisaccia nera, ov'io scorgo orecchie colore di rame, alla rinfusa, aguzzate dall'attesa, ritte verso l'orizzonte occidentale… lunghi, fioriti dorsi d'impossibili pecore, fra caftani nerastri… e cataste di gabbie… e fucili lunghissimi, damaschinati, da beduini, alti com'alberi di nave, nella bruma della sera.
Ad un tratto la luna, bianca e succosa di luce,
spaccandosi in mezzo al cielo come una favolosa noce di cocco,
dondola e rotola giù
sul mobile dorso del dromedario.
Urrà! Urrà!… È quello, è quello il frutto
che può saziarmi, il frutto che da sempre
la mia anima invoca
per la sua sete bruciante di viaggiator del deserto!…
Solo io sono, ritto. nudo e tutto grondante su un alto ammasso di coke, e accanto a me, fra dense nebbie d'incubo, le Gru van raschiando lentamente col loro collo di bronzo fatidico le profondità, paurose dell'orizzonte. Il loro gozzo, pieno di tintinnanti catene disfrena a tratti lo spavento bianco de' suoi muggiti lunghi e gutturali di vapore. Allora, allora, come una molla, scatta il mio cuore, in alto…
Tutti i miei nervi acuìti s'esaltano agli effluvi eccitanti del catrame, e a quando a quando s'afflosciano nella fragranza mista—miele dorato e nera liquirizia— dei frutti rancidi o fradici!… Poi, l'odore selvaggio e crepitante del sandalo rilancia verso l'odio e la demenza il mio cuore, ebbro così da morire, che subito balza nel ballo tondo, come un negro piumato che pianga in una rossa ubbriachezza forata da bianche risate…
Più alto, ancor più alto che non le azzurre lagrime e i singhiozzi di cui le campane in lutto vanno impregnando la durezza del paesaggio… più alto, ancor più alto che non le grida strazianti dei piroscafi vôlti alle spiagge lontane… più alto, ancor più alto che non la tosse monotona e i singulti esasperati del vapore… con tutta la risonante pienezza de' miei polmoni di bronzo, la tua potenza immensa, o Mare ingordo, io canto!…