Poichè ormai l'infinito t'appartiene tutto, o Mare pirata, come una preda di guerra, a me vieni dunque, e a saziare la mia fame di polpe siderali su la còncava spiaggia del mio cuore tu versa la porpora trionfale dei tramonti, le costellazioni ambiziose che le loro gemme sparpagliano in stelle filanti di cui s'adorna come di fulgidi nastri lo zenit, e le nubi dai pigri strascichi d'oro, e la nostalgia inconsolata degl'astri pellegrini, e il loro sangue che splende sui calvarî del cielo, e i loro pianti divini, e i loro rosarî di tinnuli raggi!… Tu versa alfine, o Mare saccheggiatore, tutta la grande disperazione del mio bellissimo Cielo dannato, naufragato per sempre nelle fonde tue acque! . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Ah! Ah! troppo, troppo ho cantato! Or sono affranto! Ho sete… Da bere! Da bere!… Avvicinatevi dunque, bettole galleggianti dalle piccole tende color di vinaccia! Avvicinatevi dunque, canotti panciuti, che andate qua e là offrendo da bere e da mangiare ai marinai, da bordo a bordo, fra il cozzare dei remi e delle voci, nel fragore dei flutti, nell'ombra enorme dei velieri che dolcemente fanno oscillare su di voi l'immenso cielo tutto a chiodi d'oro.

Vuotare voglio i vostri boccali d'argilla, le vostre pinte che hanno forma d'oca e i vostri barilotti rossicci… Da bere! Ancora da bere! Versate!… mentre mangio su questo piatto a colori le vostre buone pietanze con l'uova verdi e rosse di Pasqua salate dagli spruzzi dell'alto mare. Una… due… tre sorsate di vin denso!… Ch'io beva, ch'io beva ancora, prima di riprendere il vasto fiato del mio canto!…

3.

LE BABELI DEL SOGNO.

I bei Tramonti dagli artigli d'oro e dalle criniere di fiamma, i Tramonti accosciati sulla soglia degli orizzonti come leoni dalle fulve zampe distese, lungamente straziarono la mia carne adolescente.

Tu, Mar crepuscolare mi dèsti l'acre nausea di vivere e l'infinita tristezza, e per averti troppo contemplato nella mia giovinezza, ora nel tuo vasto alito vacillo, ebbro di disperazione!

Certe sere, laggiù nell'Africa strega, ci conducevan sulle tue spiagge cupe e deserte, triste gregge di collegiali che docile e lento si trascinava, vigilato da preti neri e severi… Eravam piccole macchie d'inchiostro sulle immateriali sete di un divin cielo orïentale

E tu indolentemente venivi verso di noi, o Mare sensuale, fresco, verde, coperto di schiuma, simile a donna seminuda fra bianchi merletti che ad asciugarsi venisse i nivei piedi sulla sabbia fine. Trepidando di collera facevi il broncio al Tramonto, pigro amante che s'indugia a carezzarti e che t'imbelletta le guance! Intanto in alto, su, fino allo zenit, coi giuochi agili e varii delle tue onde lanciavi le nostre stelle e i nostri sogni, a vicenda, vetruzzi multicolori che vengon dall'Oriente!

S'inebriò il mio cuore allo scrosciar delle perle che la tua mano stanca sgrana nel cavo delle rocce… Singhiozzò il mio cuore fra le tue dita brucianti, come una lira satanica dalle corde tese, spossate da troppe carezze che ad un tratto prorompano in risate strazianti. Il mio cuore?… lo avvolsi nelle tue trecce notturne di donna lasciva; Il mio cuore?… lo trascinai tutto a brandelli, su le tue onde schiumose, dentate come crudeli seghe d'argento!…

Che tu sia maledetto, che tu sia mille volte maledetto, o Mare, secondo le leggi astrali, per aver popolata la mia giovinezza pensosa di bocche levantine aperte a spasmodici canti e di onde sessuate dagli osceni contorcimenti!… o Mare, ballerina orïentale che rosse hai le poppe del sangue di tutti i naufragi!…