Io sono in mezzo, nello squarcio sinistro delle tue labbra più alte e più grosse che le montagne…. E scendo ancora, guardando intorno a me le tue mostruose gengive rigonfie…. Che è mai questa flora dì molli fumacchi che tu vorresti masticare come grossi baffi azzurri?… Ecco: già il rauco imbuto della tua gola m'appare come un teatro incendiato, d'un'ampiezza incalcolabile, dove furono invitati tutti i popoli della terra, che possono a piacer loro sedervisi comodamente. Tutte le gradinate brulicano di folla festante. Vi si accalcano gesticolando più di un miliardo di fiamme spettatrici entusiaste che applaudono e gridano diversamente un miliardo di spasimi erotici. Sulla confusione rossastra spiccano a un tratto con sparati violacei delle esplosioni di gas apoplettiche e panciute. Più lontano, gialli vapori isterici sotto i loro improvvisi cappelli verdi scoccano raggi appassionati, teneri, e subitamente beffardi.
Che è quella fiamma che si diverte e ride tutta inguainata di velluto lillà e che sa così bene lanciare parabolicamente il suo cappello arancione, sôrto e svanito a un tratto, verso lo spettacolo dogli spettacoli, che comincia? Nella platea del teatro, che può misurare più di venti chilometri di diametro, si spiega largamente un invitante mare di fuoco qua o là increspato d'ombra e tinto frescamente di corallo e dì guancie infantili, con dei lunghi sussulti di grida bianche.
È dunque lo schiacciante fragore d'un'incudìne, che va alzando più e più la superficie irradiante di questo mare di fuoco? Fiumi, fiumane e ruscelli splendenti accorrono a gara, traboccanti di verghe d'oro, per nutrirlo colando dai crepacci eloquenti che s'aprono qua e là, lungo le gradinate fra l'ondeggiante mèsse delle fiamme e dei gas spettatori. Fra la corpulenza delle rocce congestionate, fiamme e gas si dimenano in baldoria…. Tutto quello strano pubblico cremisi è trascinato confusamente dallo slancio veemente dei gesti che applaudono, verso la gola, verso il cuore, verso il centro del cratere, imbuto e circo ardente.
E quel mare di fuoco s'immobilizza e s'impietra. A mucchi di grumi e d'isolotti cuciti, fusi, e per rapide alluvioni d'agate e di rubini, forma un continente vermiglio, abbagliante…. Tutt'intorno, sul mare di bragia galleggia una flottiglia spiegando le sue vele che riflettono. tutti i brillanti colori della lava. Il continente si lastrica a poco a poco di crisoliti, ed ecco a un tratto spaccato il selciato dalla meravigliante caduta di 3000 leoni, che piombano dal cielo, cateratta d'odio, cacciando fuori dalle loro nari d'officina chiassose fontane di perle e dì mica. Matassa furibonda, foresta di zampe e criniere incendiarie. Una sola potrebbe carbonizzare 3 città, dipingere a fresco il livido cielo del polo, e scaldare le guancie delle stelle invernali.
Scossone viscerale della terra! Tutte le melagrane d'Italia accumulate, sanguinolenza d'un macello incendiato, tromba girante di groppe incastrate l'una nell'altra! Piramide enorme d'urli neri, percorsa dall'alto in basso da singhiozzi bambini e barcollante nella ronda delle pallide paure! È forse il nostro pianeta insanguinato, da centomila battaglie, che ruzzola lontano sotto il binocolo d'un abitante di Marte?…
Eh! via! Queste apparenze o queste realtà sono a portata di mano!… Ho, per esempio, fra le dita questo sole illusorio, scaglioso, capelluto, formato di 3000 belve che si mordono… Io ben potrei soppesarlo, mentre cala nel cratere drammatico di questo vulcano…
Ora mi vedo annìmbato d'una sontuosa polvere fosforea… Ardo e mi fondo come un metallo, in mezzo a incessanti combustioni d'idrogeno. Ohe è mai questo formidabile schianto? Certo sono lo ossa dei 3000 leoni, che scricchiolano sfracellate sotto pezzi di monti!… Si propaga intanto la meticolosa carneficina delle belve. Tutte le loro zanne d'avorio crescono, s'esagerano, ricoprono d'un bianco graticcio la poltiglia scarlatta e i suoi rantoli che schizzano orrore, Son zanne immensificate, o sono invece candidi fumi?… No! no…. È avorio, veramente, poiché infatti proboscidi d'elefanti ora partecipano alla rissa. Degli elefanti vanno posando qua e là le loro zampe, obelischi, diguazzando nella salsa gialla di quel liquido zolfo ed in quel tumulto rosso di grappoli d'uva che frana agli angoli e sprizza altissimo in corolle di vino, per inaffiare gli spettatori….
Sopra la vendemmia calpestata, scivolano veloci in equilibrio su fili invisibili i fumi variopinti, come clowns, scaricando a destra o a sinistra le loro rivoltelle, che esasperano l'inaudita follia dei colori inviperiti!…
O Vulcano! il tuo spettacolo m'inebbria, Scendo più basso per contemplarlo meglio…. Ho alle reni la mia cintura di salvataggio. e posso ben nuotare, se me ne prende vaghezza, in questo tenero e fresco mare di fuoco. Ohi mai, chi mai seppe dunque annientare con un soffio i continenti di porpora e i liquefatti grovigli di leoni?
Lentamente, fuori dalle palpitanti ferite delle onde, emergono le chiglie mostruose di tre nere corazzate, masticate o rimasticate, e respinte alla superficie dall'insolenza delle profondità sottomarine. Lentamente, a uno a uno i tre vascelli da guerra ricominciano a vivere con lunghi brividi. Riannodano le loro membra morte, raddrizzano la loro alberatura e s'equilibrano, mentre le caldaie che s'accendono mettono in moto le larghe torri d'acciaio.