Il mal di mare afferra alle budella i cannoni che sussultano con un continuo vomito di piombo. Sono grugnì irti dì scintille, che grugniscono sputando in bordate accanite silicati, cristalli e blocchi vitrei sugli scherzosi tuffi, e l'incrociarsi delle torpediniere e dei pescicani.
Questi bizzarramente si mutano in isole fragili intermittenti, rapide apparse e rapide scomparse, che lottano contro le onde succhianti! Frattanto una corazzata sì sventra e cola a picco facendo scoppiare la santabarbara del suo cuore che s'apre, mugghiante braciere, contro il cielo. Già non è più che un inaffiatoio vagabondo di liquido azzurro, ventaglio di frescura.
Io sono finalmente nel paradiso degli alberi violetti che si lamentano sotto il peso delle troppo larghe stelle in fiore e di troppo grevi lampi, farfalle accanite che suggono la luce. Quel paradiso è allacciato da tutte le parti da tonde cascate di smeraldi colanti. È la tua anima, o Vulcano, che si slancia nel mezzo, con un enorme getto d'argento vivo pulverulento la cui forza verticale resiste ai colpi raddoppiati della raffica?
O Vulcano, io odo da molto tempo il rotolare continuo della tua voce turbolenta che freme nel rauco camino della tua gola, E tanto mi dimentico a contemplare l'eruzione delle tue parole arroventate, che non ho ancora sgrovigliata la sfolgorante matassa del tuo pensiero!
Oh! la maestrìa e l'ispirazione che il tuono scoppiante della tua voce palesa sulle torride pareti del tuo studio d'artista! Con questi massi di gesso fumante scolpisci mostri simbolici e grandi bassorilievi acciecanti di luce, che potrebbero spiegare subitamente, quali comete, un fogliame di raggi sull'insonnia dell'oceano!…
Odo finalmente una parola! Una formidabile parola
si gonfia e balza fuori dalla tua bocca,
in pieno cielo, alla cima d'un lungo tubo
di nerissimo fumo,
simile a quei molli globi di vetro in fusione
che i vetrai soffiano, gonfiando le gote,
tra la furia incandescente d'una vetreria!
__Il Vulcano.__
Io non ho mai dormito, Lavoro senza fine per arricchire lo spazio d'effimeri capolavori! Io veglio alla cottura delle rocce cesellate e alla vitrificazione policroma delle sabbie, così che fra le mie dita le argille si trasformano in ideali porcellane rosate che io frango coi miei buffetti di vapore!
Sono incessantemente commisto alle mie scorie. La mia vita è la fusione perpetua dei miei frantumi. Distruggo per creare ed ancora distruggo per modellare statue tonanti che subito spezzo con lo schifo e il terrore di vederle durare!
Il sole d'oro pesante che le tenebre scatenano ogni mattina, e che a stento s'innalza sui monti di Calabria, proietta invano il cono della mia ombra opprimente fino al centro della Sicilia, per seminare in giro spavento e prudenza. Ognuno ha la speranza dì sapermi domato come una grossa bestia morfinizzata. Il mio vello d'ermellino e la mìa bianca criniera sono pegni d'innocenza e di lenta agonìa.