Ho per complice lo stretto di Messina
che sonnecchia all'alba, allungato bianco e lìscio
come un gatto d'Àngora….
Ho per complice lo stretto dì Messina,
col suo aspetto stanco dì materasso di seta
color turchese,
e con le dolci parole arabe ricamate
dalle scie delle nuvole e delle pigre vele,
tessute, suppongo, in silenzio,
con un filo d'argento sulla veste del mare.
Ho per complice la luna menzognera,
la più imbellettata delle cortigiane siderali,
che in nessun luogo mai è tanto carezzevole,
lusinghiera e persuasiva.
In nessun luogo mai la luna è così attenta a sedurre i rossi e duri fanali dei piroscafi, passanti burberi che se ne vanno con un grosso sigaro tra i denti cacciando fumo contro l'azzurro.
In nessun luogo mai la luna versa una così tenera e molle cenere violetta, per ammorbidire la lava ossificata delle case nere aggrappate ai miei fianchi. In nessun luogo mai la luna ha così commoventi inondazioni d'estasi o di luce sulle incisioni dei sentieri fatte dal mio fuoco chirurgo.
Guai a coloro che seguono la luce belante della luna e i lamentevoli clarini delle mandre, e i flauti amari dei pastori, che perdono vìa per l'azzurro i lunghissimi filamenti dei loro suoni nostalgici! Guai a coloro che rifiutarono d'accordare il galoppo del loro sangue al galoppo del mio, devastere.
Guaì a coloro che vogliono far metter radici ai loro cuori, ai loro piedi, alle loro case, con un'avara speranza d'eternità! Non costruire, si deve, ma accamparsi. Non ho io forse la forma d'una tenda la cui cima troncata dà fiato alle mie collere? Io amo solo gli astri, snelli equilibristi che stanno ritti sulle sfere rotolanti dei miei fumi giocolieri!…
__Io.__
Io so ballare come questi e far bei giochi di destrezza nel cielo, o coprire col mio canto il fragore echeggiante dei tuoi uragani che si propagano pei profondi sotterranei! Inoltre, io discendo per ascoltare i poliedri della tua voce. Rallenta le scariche elettriche dei tuoi bronchi che spostano, laggiù, le rocce sottostanti! Imponi silenzio alle tue grotte loquaci che tremano, commosse, interminabilmente! Imbavaglia di spesse ceneri gli echi basaltici che t'applaudiscono in coro!
Non so che farmi delle bombe vulcaniche con cui punteggi il brontolìo del tuo discorso! Che m'importa dei getti rutilanti della tua saliva aggressiva? I tuoi diluvi di fango. hanno insozzate le mie ali bianche, ma non m'arresto! Resisto alle valanghe delle tue scorie, e scendo giù, dorato, aureolato dalle tue pulverulenze d'oro meravigliato.
__Il Vulcano.__
Io devasto in giro tutti i giardini dei sentimenti in fiore e le loro ombrie, chitarre e mandolini che piangono fra le dita dei venti, cantori di serenate. Sconvolgo gli orti saggi e le insalate ben pettinate, ma giro intorno delicatamente alle foreste dai grossi tronchi temeraî i cui rami muscolosi hanno orrore della terra, e tendono pugni carbonizzati contro gli astri, passeri esili e pigolanti che vorrebbero posarvisi!…