Guai a coloro che s'addormentano, adorando la traccia degli avi, sotto i calmi fogliami della Pace! Io nulla rispetto: nè le rovine della pietra, nè quelle della carne. Il mio soffio caccia a caso, a palate, i vinti e i vili nelle loro tombe, soli solchi scavati dai loro piedi, zappe metodiche! Guerra o rivolta. Scegliete! Sono le grandi feste del fuoco, di cui s'onora il mondo! Quale uccello presuntuoso è questo, o quale scialuppa aerea, che rèmiga al disopra della mia testa? Certo sei un mio figlio degenere, o italiano, o grumo raffreddato delle Lave millenarie!

Ah! che io possa finalmente contemplare te ed i tuoi fratelli, ritti sulla tolda veloce delle torpediniere notturne, fra l'odio atroce delle burrasche, alla mercè delle raffiche d'un ciclone, e pure in atto di spiare i massi d'ebano, più neri della notte, che le squadre nemiche ammucchieranno nel buio! Che io possa vedervi trasformati a un tratto in brulotti, isolotti o vascelli, eruzione continua d'eroismo contro le nubi!…

Io succhierò le pietre e la terra sotto i piedi degl'Italiani, piantatori di quercie e di palazzi…. e voi dovrete superare il mio furore, o perire! Infrangerò i vostri nidi, ingenui uccelli d'Italia, perchè impariate a volare sulla vita! Con le balzanti matite delle mie lave cancellerò dal mondo le forme geografiche non colorite dalla letizia del sangue!

__Io.__

Urrà! Urrà! Come te e con te sputo, o Vulcano, su tutti gli usurai del nostro sangue conquistatore! Per piacerti, ho già gridato sulle cime ruggenti dell'energia umana: «Glorifichiamo la guerra, sola igiene del mondo!» Per piacerti, io libero violentemente dalla pace parassita l'Italia possente liana che presto dovrà arrampicarsi su su fino alle costellazioni!

Sputiamo, sputiamo sulla Pace, raflesia immonda dell'isola di Giava, fiore enorme dalle foglie putrescenti, pieno d'un'acqua fetida in cui nuotano e si nutrono gl'insetti vischiosi che colonizzano le polpe infami dei cadaveri!

__Il Vulcano.__

Oh! che tutti gli echi attenti della terra bàcino la tua voce rossa, più calda della mia voce!… Riconosco in te il mio figlio rigenerato. Ed eccoti, figlio mio, sulle guancie raggianti il mio doppio e triplice bacio di fuoco! Ma dove s'è dunque cacciata la muta delle mie lave? Udite il mio sibilo di vapore strozzato? Cagne rosse dai lunghi denti corrosivi, qua, qua, ai miei piedi! Presto! Stendetevi a terra, davanti a quest'uomo in fiamme e lambite le ruote del suo bel monoplano!

3.

NEI DOMINII DI MIO PADRE, IL VULCANO.