L'acquazzone schiaccia pesantemente
tutte le campane del Vaticano…. le schiaccia
contro la terra, come rospi
schizzando largamente intorno
fango sonoro!…
Ma fa ben altro, la pioggia! Raspa con cura
la tua vernice di candore, o pontefice,
così da mettere in mostra il tuo superbo pelame
nero, oleoso, dai ricchi riflessi turchini….
Vento nerastro e sudicio!
Vento puntuto di cattedrale, dai sibili lamentosi!
Vento d'astiosa castità e di lussuria,
stirato, punzecchiato da pruriti ardenti!…
Vento di cimitero abbandonato,
lasciami! lasciami!… Schiudi le tue tenaglie
che mi strappano per la testa, come un chiodo!…
Io mordo le tue dita adunche, che si contraggono.
E finisci, suvvia, di gridare il tuo stupido ritornello:
«Lo tengo, lo tengo ben stretto fra le unghie!»
Puah!… Guarda quel che tieni!
Uno sputacchio!…
Che io lancio fuori dalla mia gola melmosa!
O vento puzzolente del Vaticano, tu sporchi il mio motore! Che rabbia! Ad ogni istante, la fusoliera minaccia di abbandonarmi. Funziona male, il mio motore, e ne sprizza tutto l'olio…. Non ci vedo più, e bisogna che mi pulisca gli occhiali con la destra, mentre manovro le leve con la sinistra!… Che importa? Me ne infischio! La coda del monoplano falcia le nubi e slitta sulle tue perfide mani sdrucciolevoli o vento saponoso del Vaticano!…
E ora tu mi soffi nelle ali il respiro gemebondo e brontolante degli organi, per spaventarmi, per intenerirmi, per invischiare forse il mio cuore d'uccello? Eh! via!… Non sono più l'adolescente che dava i pruriti del suo corpo snervato al voluttuoso abbraccio della sera, all'odore dell'incenso e delle ostie inzuccherate, quando il mese di Maria veniva a visitarci, nel parlatorio come una donna profumata, più bella che le sorelle dei miei amici!… Fortunati! Essi almeno, ogni sera, potevano come giocando a rimpiattino, immergere il naso, le guancie, nei tiepidi corsetti e fra le gonne lasciati sulle sedie accanto al letto….
Non sono più l'adolescente orgoglioso della sua fede,
che s'inginocchiava sensualmente
per pregare a caso i caldi profumi erranti,
l'altare in fiamme, la Madonna elegante
nella sua veste attillata di gesso,
e sopratutto
le fanciulle dagli occhi troppo grandi e troppo cerchiati,
le fanciulle strette l'una all'altra
sui banchi neri, le fanciulle
che a un tratto scoppiavano a ridere sommessamente.
Non sono più l'adolescente dal cuore ondeggiante
e dalle mani inquiete, che piangeva
per non avere che un corpo acido
da dare a chi?… a nessuno, a Gesù Cristo,
alle lingue fulgenti dei ceri
torturati dalla follia di salire,
al furore carezzevole delle rose,
alla voce solleticante del padre confessore,
solo capace di liberarci il cuore
dalla noia, e solo a perdonarci,
vezzeggiando i grossi peccatuzzi che fanno le fusa
dal piacere, in fondo ai nervi,
come vecchi gatti nelle grondaie…..
O Vaticano, i tuoi preti musicanti possono ormai aprire la grande caterrata degli organi pieni di terrore e d'amarezza irreparabile, perchè la cascata inondante dei loro suoni che piangono mi sommerga e mi copra come un cencio miserevole!…
O grandi organi cattolici,
gonfiate, gonfiate la marea delirante
di nostalgia, con cui volete annegare
la nostra umanità febbricitante,
perchè vi galleggi, cadavere innumerevole,
alla deriva,
verso il gran nulla dei paradisi sognati!
Sullo scorrere desolante delle melodie, volo rapidamente, sempre più in alto, lasciandomi dietro, gli agonizzanti occhi vetrati del Vaticano. Sembrano, ora, cranî colossali di mastodonti scomparsi, o piuttosto gli ossami d'una catena di monti scarniti. E che vedo, più in giù? Vedo la più putrescente delle paludi sotto un volo giallastro di zanzare sinistre!… Palude selciata d'orecchie verdi di cadaveri annegati…. E tutt'intorno, tristi giardini carbonizzati, il cui terriccio nerastro è imbottito d'ossa e d'escrementi…. Un'aria densa, carica di ceneri di sudiciume e di fuliggine, stagna e torpe…. E' il tuo rifugio, o Santo Padre, ormai violato da me!… Ah! ma lascia ch'io rida!… Nell'ebbrezza del ratto, non mi curai dei nodi che torturano la tua pesante pancia matura e le tue zampe da palmipede!…
Suvvia! Finiscila, di dibatterti come le anitre selvatiche che gli arabi catturano a centinaia sul lago Mareotide! Reclamavi il potere temporale?… Io ti do ben di più!… Ti do il cielo!… Ti do un potere assoluto sui vasti dominî degli uccelli, delle nuvole e delle stelle!