Dov'è adesso quel donnaiolo? Lontanissimo, là, tra quelle gonne di fumo rosate, spiraleggianti, già imbrattate di notte, ma ancora bellamente variopinte delle macchie dell'ultima orgia solare! Io v'inseguo pattinando sull'azzurro lavato e lucido, o belle nuvole carezzevoli, e ficco il naso nel caldo sventolìo delle vostre seriche vesti, allorchè vi fermate bruscamente, per eccitarmi con uno sguardo obliquo, o per graffiarmi colle vostre unghie di pioggia lucente.
Cessate dunque di ridere e di ballare! Questa sera non è una sera d'amore, ma di battaglia, o piuttosto è una sera di caccia e di pesca abbondante! Correte via presto, e lasciatemi in pace, con le vostre sferzanti carezze bagnate…. Guardate! Il vento esce nudo dal mare offrendovi il suo bel corpo salato…. Divertitevi!
Io devo correre adesso laggiù, a quelle roccie che emergono lugubremente dalla nebbia violacea, Là nelle vaste paludi del Vaticano, andrò a cercare la grossa Foca Verniciata di candore d'avorio e di luce divina: il Papa!
Che fetida atmosfera! E' il tuo alito, o vecchia asmatica foca, poichè respiri con grande stento fuori dall'acqua suppurante! O Papa, carceriere della terra, o sorcio mostruoso delle fogne del cuore, vecchio scarafaggio nutrito d'immondizie, pistillo osceno nella corolla d'una veste talare, battaglio di campana funerea! Tu respiri a stento, congestionato per aver mangiato tutto il divino del mondo, tutto l'allettevole azzurro delle anime! Monopolizzatore dell'ideale umano, io denuncio, il trust infame che hai fatto di tutte le energie terrestri!
Ma a che serve moltiplicare le immagini schifose e le definizioni sinistre? Foca! Tu sei una foca, ma non ammaestrata nè divertente! E non sapresti intrattenere una platea giocando alla palla con la tua tiara costellata, Sei piuttosto un topaccio di fogna…. No!… No!… rinuncio volentieri al mio genio creatore, e preferisco finalmente plagiare, come non feci mai! Ti riappiccico in faccia, l'immagine universale, rimasticata da tutti gli oratori anticlericali: Tu sei per loro il corvo dei corvi della Terra, cimitero ruzzolante!…
Le nevi millenarie t'imbiancarono la peluria, ma la punta delle tue penne è rimasta nera. Cranio duro, esecrabile paracarro, contro di te sì sfracella il radiatore impetuoso dello spirito!… Dalla mia altezza ti vedo guazzare come un'anitra gigantesca nella scarlatta pozzanghera dei cardinali, e poi entrare in uno stagno violetto di vescovi, e poi troneggiare in un gran letamaio di monaci e di preti….
Intorno a te s'affollano i corvi tuoi fratelli, nei fuligginosi giardini del Vaticano…. Ticchettìo di becchi, sbattere d'ali nere e di sottane bagnate, avviluppate da un vapore fosforescente di nebbia sospetta. E' questa, veramente, la più sorniona e cauta delle sere preferite dai demoni…. sera medioevale piena di lampi algebrici in cui colano occhi di liquirizia sotto la frangia delle nuvole…. Intanto i vostri sessi incartapecoriti, o prelati, devon sognare d'una grassa puttana, a cui il vento sollevi le gonne e che ruzzoli col suo gran deretano ignudo—luna piena!— giù nei cupi sagrati delle vostre chiese! Ma no…. Sono io, sono io che precipito dall'alto sulle vostre sudanti tonsure! Un volo planato?… Una valanga, piuttosto, o la folgore stessa! E non vi lascio il tempo di mettere al riparo il vostro pesante vecchiaccio dai piedi palmati!
E' semplicissimo…. Guardate! Come una forte gru metallica, io svolgo tra le mie due ruote una catena di ferro, munita d'una trappola a molla, e la calo entro la stiva del Vaticano!… Braccio nodoso, chela di granchio mostruoso…. E' semplicissimo…. Guardate: la trappola si richiude, e io tiro, tiro lentissimamente, su, su, codesta balla pesantissima di corone da rosario, di crocifissi, di scapolari…. È un papa! Un vero papa! E' il Santo Pontefice in persona!
O mio motore, hai ragione se sussulti di rabbia, e se tossisci e sputi!… E' il tuo modo di disapprovarmi! Ti fa schifo, la mia pesca?… Suvvia! Vomita il tuo olio caldo, per onorare l'immonda zavorra che t'impongo!
Coà! Coà! Coà! Tutti i corvi si agitano, impauriti, acciecati, dallo splendore delle mie vaste ali bianche, che salgono ornando l'azzurro. Ed ecco la pioggia, che piomba giù bruscamente, a cascate, dalle fessure delle nuvole! Frana del cielo sfasciato, torrente fangoso che precipita sulle scogliere dello zenit, divenuto ad un tratto lo sbocco di una cloaca!