Salgo, e subito gli alberi diventano cavoli. Quella valle vomita a un tratto quattro villaggi. Ma quell'altra s'affretta ad ingoiarli! Affonderai, bel casale, fra poco, ne sono sicuro, nell'acqua verde e increspata del tuo bosco…. Dov'è?… Scomparso! Tuffo improvviso di granchio!
Per arrestarmi, le città levano altissime le loro braccia di pietra…. e poi svaniscono, rase dalla falce azzurra di quel fiume ricurvo! Null'altro persiste se non lo schiaffo instancabile che il vento dell'elica moltiplica senza posa, sulla mia faccia! Attraverso un acquazzone in tre secondi…. Allora il vento si sveste, e m'offre violentemente un corpo nudo fremente tutto bagnato di sale marino e di lagrime, il corpo salato della mia amante che stringevo un tempo fra le mie braccia, nella cabina dalle pareti di tela, a Pancaldi…. Oh! la calda ricchezza del suo odore che morde!
Lussuria, guscio del cuore tartaruga! Lussuria! rosea cupula d'un'orrida latrina! Sarò io dunque sempre l'orgoglioso bidet dell'Avventura, falsa cortigiana?… Un povero cuore strisciante ai molli suoni d'una voce un cagnolino freddoloso fra due calde mammelle?… O paesaggi danzanti che sgambettate lontano, cessate, cessate d'illudere la mia speranza d'infinito! Il mio monoplano vola per sempre negli occhi di una donna!
Non vedo io, immensificata a mille metri sotto i miei piedi, la nudità indolente della mia amica? Oh! via!… la lussuria ha dunque invischiato il mio spirito? Poichè quello che vedo non è altro che il corpo immenso e disossato del mare…. Oh! io diguazzo ancora in una biancheria eccitante d'immagini femminili…. Oh! rabbia esasperata!… Bisogna dunque che io m'arrampichi fino allo zenit, per liberare il mio corpo da queste lumache viscose, appiccicaticce: orgoglio del sesso colonizzatore, inestinguibile sete di tenerezza! È detto! Raschierò, scorticherò la mia carne, fino al sangue, fino allo strangolamento del cuore, con le spazzole rudi delle soffianti velocità, salendo su per due o trecento chilometri azzurri!…
Galli dell'orgoglio virile schiavi delle stagioni, voi che alzate la zampa sulle vostre galline, sui vostri tetti e sulle vostre donne domate, banderuole giranti alla brezza d'aprile, sono dunque incatenato, con voi, senza scampo nel sinistro cortile dell'atmosfera?
Noi fummo cotti a fuoco lento nell'utero fetente…. Chi mai potrebbe lavarci da tanta sozzurra? Chi può guarirci dell'incurabile amore? Noi non saremo mai i monelli senza cuore e senza memoria, che sputano dall'alto sui balconi delle donne, volando rapidi fuori dalla storia e dall'anatomia, in vacanza, in vacanza, lontano dalla vulva, triste collegio obbligatorio!…
Io sono l'artista, l'essere numeroso e formicolante, la rissa pullulante, la sera di prima rappresentazione, la sala gremita in cui tutti i posti son presi: palchi, poltrone e loggione….
Io non so descrivere la mia sofferenza squisita!…
sono un bruto rapace,
ammalato d'eroismo infinito e d'impossibile!
Sono un Creusot
che vorrebbe fabbricare dei fondants!…
Pedante virilità del poeta
sempre in foia del proprio orgoglio!
Quando saprò io trovare
abbastanza minuzia e delicatezza
per poter fare a pezzi il mio Io
e bendare le mie ferite?
__Il mio motore.__
Taci, imbecille! Respira meglio, piuttosto! Ti basti uscire da quest'Io pestilenziale in cui t'annoi lugubremente, e cacciar fuori dai tuoi polmoni quest'odore di luna paludosa e di cipressi civettuoli!… Vuoi che analizzi il tuo più bell'eroismo? Acrobatismo d'un marmocchio che vorrebbe star ritto sulla rotondità del ventre materno….