Accendiamo altre torce senza curarci della fucileria austriaca che brontola sulla destra, molto lontano. Sono senza dubbio le retroguardie austriache che cedono alla terza armata sul Piave verso Fagarè. Tutti al lavoro. Bisogna scavare l’orlo della strada per sollevare la blindata su terreno piano. Zin-zin-zin di zappe febbrili accanite. In un’ora tutto deve essere finito. Menghini visita il motore e grida dalla gioia:

—E’ sano, è sano, è completamente sano!

Arriva il capitano, bestemmia contro Fatutto che certo dormiva al volante. Poi distribuisce il lavoro zappando anche lui.

Contadini e contadine con leve e rami d’alberi.

Io riordino il materiale sparso. Sulla destra la fucileria austriaca rumoreggia. Spengiamo due torce. Si lavora quasi a lume di naso. Con le leve e colle binde la mia 74 si solleva lentamente. E’ tutta fangosa, ma intatta. Mi ricordo finalmente della mia ferita. Fasciato, ho l’aria di avere una infiammazione ai denti. Non posso sopportare l’elmetto. Tutti dicono: Se tu avessi avuto l’elmetto sarebbe stato meglio.

—Tutto a posto?

—Tutto a posto.

All’improvviso la blindata del tenente Cenami che mi segue a 100 metri di distanza s’incendia. Alt. Il suo motore è in fiamme. Subito, tutti allo spegnimento. Sbatacchiamento arruffio, di panni, braccia, coperte, mani che lavorano sul fuoco che guizza, si scatena, si rizza, agonizza, divampa, sparisce, torna, scoppia, lingueggia su tutti i punti. Soffocato non muore; rosso, viola, blu rinasce. Accidenti! non gettate terra sul motore! Iratissimo il capitano, perde la calma. L’attendente di Bosca un pugliese forte e audace che si chiama Siciliano e sembra un vero Arabo si è coricato sotto il motore. Il fuoco è domato.

Sembra il destino di questa pattuglia di blindate di avanzare con fragori e incendi. Certo, gli austriaci ci hanno scorto. Rallentiamo. Devono essere molto vicino. Una luce. Si veglia in quella fattoria. Una contadina quarantenne gioviale dice:

—Mezz’ora fa sono passati due battaglioni austriaci! La loro trincea è a 500 metri.