A destra e a sinistra i campi hanno innumerevoli buchi; sembrano aver subito dal bombardamento nostro una preparazione ad una fitta piantagione d’alberi. I cadaveri qua e là dormono come strani giardinieri stanchi dall’eccessivo zappare. E’ quasi buio sotto il cielo rannuvolato quando giungiamo alle prime case di Bibano di Sotto. Rovine. Silenzio assoluto. Malgrado gli ordini severi io ho tenuto sempre lo sportello sinistro della blindata aperto, la gamba penzoloni fuori, appoggiata sul predellino. Ho in mano il revolver, ma lo stringo macchinalmente tanto l’atmosfera di questo Piave vittoriosamente varcato è piena di fortuna strafottente.
Perchè abbaia tanto la mia Zazà col muso fuori dal finestrino? E’ una cagnetta intelligente, intuitiva, talvolta profetica. Le bestie sono spesso in contatto colle forze più di noi. Ma io non ascolto Zazà. Ho fame e so che a Bibano ci fermeremo per aspettare l’autocarro dei viveri.
Ta ta ta ta ta ta. Scossa. Stupore. Siamo caduti in un agguato. Però, niente paura. Da due finestre della piazza vampano e sparano due mitragliatrici austriache. Non c’è tempo nè modo di rispondere efficacemente colle nostre mitragliatrici. Mentre il sergente Locatelli ne punta una in cupola, noi ci slanciamo fuori. Moschetti, pistole e tascapane pieno di petardi. «Lì! Lì! quella finestra a pian terreno!» urla Ghiandusso. Io la punto col moschetto e sparo. I miei amici fanno altrettanto. Cinque minuti di fucileria a 20 metri dalla finestra. Noi riparati dietro un enorme autocarro austriaco rovesciato. La finestra si spegne e tace. Ci precipitiamo dentro. Tre sloveni che alzano le braccia e 2 bosniaci feriti. Trasciniamo fuori il tutto e li consegnamo ai bersaglieri ciclisti che sopraggiungono. Alt. Riposo. Abbiamo un solo ferito. Autocarro dei viveri. Mangiamo.
XVIII.
LA VITTORIA
—Chi vuol venire con me in esplorazione notturna?» domanda il capitano Raby.
—Pronti! Seconda sezione!—rispondiamo io e il tenente Bosca.
Il capitano sale nella blindata di Bosca e parte. Io perdo un minuto a bere un po’ di caffè che mi versa il cuoco Caroli dall’alto dell’autocarro dei viveri. Poi in macchina. Il motore non prende. Parto con un piccolo ritardo. Ma ho lo stomaco a posto. Ho messo al volante Fatutto. Eccellente meccanico e volantista, ma cade dal sonno. Sono ormai tre notti che non si dorme. Corriamo. Comprendo che il pericolo questa notte è eccezionale, poichè di pattuglia ci si va a piedi e non a tutta velocità senza lumi sugli arabeschi di una strada sconosciuta. Questa è certamente la prima esplorazione di blindate in pattuglia notturna. Sbarro gli occhi sul nastro perlaceo della strada crepuscolare che l’ombra degli alberi sfrangia deforma e corrompe. Ad un tratto non vedo più la macchia nera della blindata che mi precede. Sono le nove. La strada gira ad arco. Il volantista non lo prevede, ed ecco a destra giù la mia macchina piega. Accidenti! Sempre più nel fosso giù, giù. Rovesciamo! Catastrofe! Griiing, Griiing, griiing craacraaac di rami. Plaaaf di fango.
La mia 74 si è coricata nel fosso. Non è profondo per fortuna. Saremmo ridotti in marmellata! Benchè imbottite di cartucce, cassette, mitragliatrici e spigoli d’ogni genere, le blindate nel rovesciarsi salvano spesso ciò che contengono.
Con voce fredda tagliente raccomando la calma perchè gli uomini uscendo salvino se si può l’ordine interno. Vana illusione. Tutti i nastri di cartucce, casse, cassette sono crollati. Una lacerazione non profonda sul cranio. Il mitragliere Salis ha la faccia insanguinata. Ferite non gravi. Ci penseremo dopo. Si tratta di rimettere sulle ruote la 74. Spero, spero, spero che il motore non abbia danni seri. Buio. Lancio un uomo sulla strada per avvertire la blindata di Bosca. Certo si sarà accorta di non essere più seguita e si ferma. I miei uomini intanto svegliano le poche case abitate di Bibano. Candele accese alle finestre. Le donne sono le più leste. Una contadina arriva correndo. Interroga, colla voce rotta d’angoscia. Ho acceso una torcia: la contadina è giovane, bella ma d’un pallore affamato. Le regalo una scatola di conserva.
—Va subito a chiamare tuo padre, tuo fratello, tutti gli uomini. Ho bisogno di leve, rami di albero; niente zappe. Le abbiamo!