I suoi occhi implorano. Dividiamo un pollo con lui, e restiamo quasi senza, noi, poichè, bisogna farne parte a due macilenti borghesi italiani.
—Avevo un fratello nelle munizioni a Milano; l’altro sul Piave nell’artiglieria da campagna. Uno fabbricava i proiettili, l’altro me li lanciava ed io li ricevevo!
Sintesi della guerra sul Piave.
Presto, in macchina, e avanti! Cimadolcino è tutta bombardata, deserta. Un plotone di cavalleria che l’attraversa con noi unisce i suoi nitriti e lo scalpitare degli zoccoli ai rombi dei motori e allo stridore delle blindature. Polifonia che fa vibrare le case in rovina tutte smobiliate, squartate, slabbrate, disossate. Gli austriaci hanno portato via tutte le travi. Fortunatamente i muli di queste salmerie di bersaglieri sono carichi di legna. Strappiamo qua e là dei cartelli: Nach Fezzo, Nach Cimetta, Nach Codognè. Il nostro entusiasmo pieno di scatti, si irrita di non essere ancora in testa a tutti. Sulla strada procediamo tra bersaglieri ciclisti che corrono corrono rischiando d’essere arrotati ogni momento. Abbiamo alla destra un battaglione di scozzesi con le cucine fumanti, a sinistra una batteria da 75 italiana. Accanitamente vogliamo sprizzar fuori dalla calca. Arruffio, gesticolazione, bestemmie di conducenti. Largo! Largo! Largo! Piega a destra, cretino! C’è posto, lasciami passare! Non si può! Voglio passare, per Dio! Ti sbatto nel fosso!
Nitriti di cavalli, groppe che fumano sudatissime, ottoni brillanti delle bardature inglesi. Il sole fa divampare le facce che rosse si mescolano alle bandiere agitate dai borghesi. Due, tre bandiere, una folla di bandiere sventola su questa bassa terrazza. Le donne si piegano giù dai balconcini, visi convulsi in lagrime. Parlano, parlano, chiamano, consigliano. Fanno gesti convulsi verso quella linea di olmi in fondo a quel campo dove ecco pam, pam, pam scoppia la fucileria.
Il capitano Raby bestemmia nella vetturetta:
—Fuori, fuori di qui, per Dio! Non curarti dei parafanghi, spacca, e fuori!
Sobbalzi, urtoni. Un mulo cade. Un ciclista nel fosso. Sfondiamo una cucina scozzese. Ne schizzan fuori brodo e vapore sulla groppa di un mulo che calcia. Gli scozzesi ridono, ma noi siamo liberi. A grande velocità, le blindate, a 300 metri l’una dall’altra. Tutto a posto, eccettuato un parafango rotto. Il mio motore va bene. Flauteggia: Tuuuvvv, Tuuuvvv, Tuuuvvv.
Villaggi deserti. Abbandono. Desolazione. Gli Austriaci si sono squagliati. Sorpassiamo una pattuglia di cavalleria. Il tenente mi dice:
—La linea Austriaca è al di là di Bibano di Sotto, 2 chilometri davanti a Sacile.