Subito vedo in sogno la Fortuna inclinare sempre più il piano da Padova al Montello perchè le masse di forze italiane scorrano giù nel Piave e si rovescino sull’altra riva schiacciandola.

Raby da due giorni liberato dal suo guscio molle di placidità orientale si è rivelato un comandante energico, espertissimo, tenace. Dopo ogni ponte, il guado è un problema da risolvere.

Questi primi guadi del Piave sono facili e si corre poi, per dei tratti, con prudenza su un ponte, indi cento sforzi nell’acqua, poi di nuovo via correndo tutti intorno alla blindata giocondi come per un parto riuscito. Davanti a noi nelle isole tutte a ciuffi di piante fluviali si sparpaglia la fucileria. La retroguardia austriaca snidata come una abbondante selvaggina che non voglia abbandonare i suoi covi. Ecco la riva! L’altra riva del Piave tanto sognata, desiderata, invocata, abbracciata dalle nostre anime! Alla mia destra due trincee ci bersagliano. Voluit, voluit, di pallottole sul capo. Graang! Questa pallottola si è schiacciata sulla blindata. Primo collaudo. La blindatura Ansaldo tanto discussa resiste.

A destra passano con noi i bersaglieri ciclisti del colonnello De-Ambrosis. Sparano con la bicicletta appoggiata al fianco e cantano: Addio mia bella addio... Nostalgia dinamica e marziale di quella, canzone trascinata ma che trascina, svolazzante e smarrita, ma imperiosa. Strana miscela di sentimentalismo e di audacia virile. Zaino di melanconia che il soldato meridionale porta con disinvoltura spensierata in marcia verso il pericolo ignoto. Il ricordo della donna pungola le nuove audacie.

Cos’è questo vocio lamentoso che si trascina vicino alla trincea ora deserta?...

Braccia alzate! Donne e bambini! Sono italiani di Campodolcino. Arruffio di gesti e camiciole femminili intorno ad una colonna di prigionieri. Sporchi, in brandelli, col berretto a tre bottoni. Questo porta lo stemma imperiale. Gioia acuta di calcare la trincea vuotata.

Abbiamo passato il Piave. La prima blindata corre sulla strada di Campodolcino.

Fo fo fo fo fo dei nostri 260 che passano nell’aria.

A destra lontano, verso Vittorio Veneto infuria la battaglia. Giunge l’ordine di inseguire e travolgere la retroguardia che si sta trincerando a Bibano di Sotto. Alt, colazione sommaria. La terra già cotta dal sole è piena di cadaveri che puzzano.

—Austria official, dice un prigioniero; Austria comanda, io non volere tirare.