Ta ta ta ta ta ta di mitragliatrici.

Iauu iau iau di schegge lontane e di pallottole.

Issaa-ooh! Issaa-ooh!

Passa un farfallone d’acciaio da mezzo chilo a venti centimetri dal mio naso.

Visitiamo, palpiamo il ponte che lega il primo guado colla prima isola boschiva e pantanosa. Sotto fruscia, stride incalza e galoppa l’acqua fulgente. I languidi ruscelli pacifici e melodici sono diventati corde metalliche violente per legare, strappare i piedi dei ponti.

Issaa-ooh! Issaa-ooh! Ultime ostilità del fiume che vuole colle trecce tumultuose delle sue acque trattenere i passi audaci dell’Amante che scavalca il suo letto.

Il sergente del genio intelligente, afferma che il ponte è solido. Una granata approva con scoppio brutale, schiamazzante.

Il ponte scricchiola, geeeme piegando le sue tavole sotto il peso della mia 74. Siamo tutti appiedati, mentre il mio volantista guida con cautela.

Ora grave. A destra a sinistra a cinquanta cento metri Biii... Graang! Biiiii Graang-graang! vvv. Ho avuto stanotte un presentimento di morte.

Nel buio con calma ho regalata la mia vita di grande poeta a questa divina parola: Italia, che merita oggi la vita di mille mille poeti altissimi. Ora ricordo la formola di equitazione: per saltare un ostacolo a cavallo bisogna gettare il cuore al di là dell’ostacolo. D’un colpo, lancio il mio cuore sulla altra riva.