—Massacrarle, massacrarle bisogna! Quelle puttane!... Erano tutte d’accordo con loro! D’accordo con quelle canaglie! Volevano che andassimo a letto col colonnello! Dov’è il colonnello? dov’è il colonnello Sweiger? Se lo trovo, gli mangio il cuore! Sì, signor Tenente, glielo mangio io!

Intanto si sentiva dovunque come la respirazione vasta di un mare, ed era la respirazione della Vittoria che invadeva le strade colmando ogni essere vivo, uomo, donna, fanciulli, altrettanti vasi capaci straripanti in lagrime e risate di gioia. Tutti vi si abbandonavano, tutti. Ma per brevi istanti, poichè la Forza della Vendetta ritorna, implacabile, affamata! La vedo, la sento piombare in un gorgo di donne con un grido, una parola. Il gorgo diventa frenetico. A calci a pugni le false crocerossine Austriache sono trascinate in mezzo alla piazza.

Sinistro tafferuglio. Le donne vogliono strappare agli arditi la preda. Un colosso bosniaco crolla, la faccia revolverata: orrenda spugna rossa.

La fucileria cede, cede alla periferia della città. I comandi prendono il sopravvento. Io libero i bosniaci prigionieri, faccio sgombrare la piazza e di nuovo in blindata per le strade della città. Continua nel mio cuore il tumulto d’una rissa dolorosa fra due mie anime.

L’anima umana sensibile e visionaria che tutto comprende, prevede immagina, perdona, riassume in uno spasimo d’angoscia tutti i dolori dei vinti, discernendo fra le colpe dei capi e le brutalità meccaniche dei greggi, lotta ora furiosamente contro la seconda Anima selvaggia sanguigna, negra sorella della ferocia generale, e legata alla massacrante Vendetta aerea. Questa non è ancora sazia!

Giù nel quartiere di Serravalle vociare e confusione. Gli arditi si precipitano in un portone. Li raggiungiamo troppo tardi.

Quando entro tre bosniaci sono a terra sventrati. Non mi pento d’essere arrivato in ritardo poichè vedo nello loro tre mani destre tre enormi mazze ferrate.

—Buon giorno, Marinetti, mi dice il colonnello Trivulzio, con la pipa in bocca. Non compiangete quelle belve e guardate!

Lo seguo in un camerone dove contro il muro sono attaccate in bell’ordine migliaia e migliaia di mazze ferrate.

—Vi sono altre tre camere piene come questa. Basta per ora. Usciamo! V’invito a colazione. Prenderemo il caffè in una strana famiglia mezzo austriaca, tutta smorfie e baci per noi. Divertentissimo. Venite.