Nella città di Vittorio Veneto c’è festa e battaglia. Canti di gioia, fucileria rabbiosa, facce in lagrime, pioggia di fiori, inseguimenti al galoppo nei giardini e su per le scale, pugilati e strangolamenti di difensori nei fossati. La città ci riceve a finestre spalancate. Quel balcone rigurgita di donne. Le grida prolungano le capigliature. Capriole di scugnizzi nel fango, fra le pazze motociclette che scimmiottano aizzano le mitragliatrici.

Grondano le facce degli arditi che s’arrampicano sulle terrazze. E anche sui tegoli rossi dei tetti. Colle corde tirano su una mitragliatrice. Puntata. Contro quel quartiere laggiù dove i bosniaci resistono. Entro in una vasta piazza colla mia 74. Tutte le donne scarmigliate intorno alle ruote. «Accidenti alle donne! Via! Via! Sarete colpite!» Ma poco importa! Se ne infischia questa giovane che spara col moschetto da un portone contro il fondo del cortile.

Spara, poi si slancia dentro. Tumulto grigio verde. Braccia nude e capelli al vento. La gioconda chiacchiera veneta pettegola colla mia mitragliatrice che bersaglia un caseggiato zeppo di bosniaci e prostitute austriache. Vittorio Veneto ne conteneva circa un migliaio, di quelle donne d’ogni classe camuffate da Crocerossine, felici di servire a tutti gli usi e istinti dell’esercito austriaco pur di mangiare, ciò che era diventato difficile in Austria. Avevano collaborato coi soldati nelle ciniche requisizioni ed erano odiatissime.

«Quelle vacche, quelle vacche! bisogna massacrarle! Mi dia un fucile per carità, signor tenente, mi dia un fucile! Ci vado io e le sgozzo, le sgozzo!»

—Perchè un borghese spari così sui soldati, bisogna che sia inferocito dalla vendetta! sentenzia Ghiandusso.

Altre donne accorrono, mi baciano le mani, mi stringono i fianchi, tentano di portarmi via il revolver. Delle bionde sedicenni gracili e gentili sembrano forsennate.

La Vendetta, Forza gigantesca irta di baionette, pugnali, spilloni, unghie di donne, rotola nell’aria tiepida profumata dei giardini.

La Vendetta, Forza elementare cocciuta sintetica, nutrita da milioni di rancori covati. Il padre maltrattato e schiaffeggiato. La sorella incinta buttata giù dal letto per rubarne le lenzuola. Il vecchio beffeggiato. La vacca, l’unica vacca rimasta per il latte ai bambini, rubata. Il colonnello austriaco che baciò per forza mia sorella! Bisognava cedere e subire quel corpo schifoso perchè la mamma non morisse di fame. E i buoi, il rame, la biancheria, tutto rubato. I mobili, tutti portati via da quei ladri, ladri, ladri! La Vendetta rotola nel cielo con i volumi mostruosi di quelle nuvole irte di raggi acutissimi brucianti, che penetrano nelle ossa, facendone sprizzare lagrime di fuoco.

Ricordo, ricordo che in me, nei miei soldati e in tutte le facce nere polverose degli arditi la Vendetta penetrava, imbeveva di sè ogni fibra, scatenava i muscoli, unghiava le labbra, gli occhi le orecchie.

Vento caldo di ferocia era l’alito diabolico di questa divinità tremenda: la Vendetta! Vendicare un anno di soprusi, saccheggi, prepotenze e crudeltà! E quei famosi bollettini spavaldi e imbecilli dello Stato Maggiore germanico dopo Caporetto! Come dimenticarli? Sentivo, sentivo, in me gli insulti atroci alla mia razza bella, intelligente, lirica, geniale, pronta a tutte le generosità, bontà, cortesie, e così mal ripagata da quei bruti smargiassi! Bruciano, bruciano ancora le ingiurie di quella soldatesca ingorda e balorda. In nome di quale giustizia mille volte più che divina posso io dimenticare? Io non sono San Francesco. Sono un futurista italiano, più umano d’ogni essere umano, e civilizzatissimo. Ma la bestia immonda, merita la lezione, una spaventosa definitiva lezione. Nel cielo di Vittorio Veneto rotola la Vendetta coi suoi abbacinanti volumi di nuvole tonde irte di raggi acutissimi. Viaggia con lei un’altra Forza vestita di sciarpe eleganti di nuvole rosee che schioccano ed è la divina Allegria italianissima, con morbide frange di dolcezza. Questa spensierata vorrebbe avvolgere rinfrescare l’impetuoso corpo aereo tropicale della Vendetta. Con mille moine delle sue carezze e sorrisi, frange di piume volubili, la Forza dell’Allegria spruzza di rosa le ombrie tiepide dei giardini, risveglia i sapori delle frutta autunnali e cuoce i profumi dei nascituri fiori primaverili che le fanciulle porteranno nei capelli obliosi, coi fidanzati, quando la guerra sarà dimenticata e il nemico perdonato poichè vinto. Ma la Vendetta urge, preme dall’alto, urlando con le mille bocche delle donne: