—Perchè hai disertato?

—Perchè il mio tenente mi ha schiaffeggiato ieri. Ogni sera di pattuglia. Sono stanco.

—L’offensiva austriaca è sicura, non è vero?

—Sì—e anche la data fissata—il 15 giugno alle 2 e mezza dall’Astico al mare, ma l’attacco importante sarà nel centro.

—Ti hanno dato da mangiare e da bere?

—Sì.

Rimontiamo. Sulla terrazza sotto i trilli gioiosi delle prime stelle fra gli immensi ventagli freschi dell’Astico sicuro ritmato come il sangue d’un uomo forte, il maggiore Sannia dice:

—Dato lo stato dei due eserciti è ormai sicuro che il primo dei due che oserà un’offensiva generale e non la vincerà sarà perduto per sempre... Quanto diversi, i nostri disertori! Noi abbiamo avuto nella brigata solo 3 soldati fucilati per diserzione. Uno appena uscito dalla linea fu subito inseguito da una pattuglia ordinata da me e fucilato a tre passi dai reticolati austriaci. Gli trovai addosso una lettera che spiegava la sua diserzione veramente strana dato il suo ottimo stato di servizio. Scriveva alla moglie: «Non mi farò ammazzare dal dispiacere. Domani mi darò prigioniero agli austriaci. Conserverò così la pellaccia per il dopo-guerra quando verrò a spaccarti il cuore per pagare il tuo tradimento...» Il secondo disertore fu preso dai carabinieri mentre abbandonava la linea. Disse: «Non vado via per paura. Me ne frego degli austriaci. Voglio andare a Trapani a uccidere mio padre che ogni notte va a letto colla mia fidanzata.»

E il maggiore concluse: «Con simili disertori si deve assolutamente vincere la guerra.»

II.
LA DAMA AL BALCONE
E LE SERENATE MASSACRATE