Declamo parole in libertà che varcano tonando le porte della sala aperte sulla terrazza e si tuffano nell’ampio respiro freschissimo dell’Astico. I rumorismi della battaglia Bulgara cantata da me svegliano certo le batterie austriache di Tonezza e gli applausi che li salutano completano la polifonia di echi delle montagne e l’infinita orchestra volubile dei contro-echi. Usciamo sulla terrazza del forte che sbarra a picco la valle profonda di oltre 1.000 metri. Poi su su per una scala di ferro fra i calcinacci e i rottami delle cupole d’acciaio già disalveolate perchè il forte è già in parte smantellato.

La tenerezza carnale rosea del crepuscolo inonda la vallata, spalma di olii dorati le groppe dure, le gravidanze grottesche, i gomiti ostili, le ondate ribelli e i rigonfiamenti pietrificati delle montagne.

I nostri 75 campagna rispondono rabbiosamente ai forti austriaci di Tonezza...

L’altissima terrazza sembra una passerella di corrazzata che navighi nelle acque seriche, viola azzurre dorate del crepuscolo, entrando in un golfo di sogno fra monti sereni che sognano.

Ecco un nostro 149 del Cengio colpisce un baraccamento austriaco sulla groppa del Cimone. Vi scoppia un’incendio. Lentezza molle disinteressata del suo fumo che sale scapigliandosi e tentacolando con grazia una prima stella.

Braaaaaa... di echi come frane di ghiaia. Un lontano soavissimo ronzio di aeroplano bevuto dagli ultimi rossori del Tramonto. Cip cip cip d’uccelli negli alberi rabbrividenti. Pi, pi... pi... di pulcini e galline sotto la porta del forte.

Il maggiore Sannia m’invita a seguirlo nei sotterranei del forte.

Lunghi corridoi di carcere. Scale a chiocciola fra feritoie di vento azzurro. I nostri passi echeggiano. Pedali d’organo che prolungano cannonate lontane. Una camerata buia con strani movimenti d’alghe marine. Sono soldati che dormono. Altra camerata con respirazioni e puzzi folti, aspri, stipati, selvaggi, ammoniacali. Finalmente un moccolo sospeso lingueggia giallastro e ci guida verso dei pacchi enormi di sonno e di odore di stiva.

—Su, alzati! dice il maggiore scuotendo uno dei dormienti.

E’ un disertore austriaco. Indovino i piccoli occhi celesti nel viso biondiccio. Breve interrogatorio. Appartiene alle truppe d’assalto, parla Italiano, si dice slovacco. Ha lavorato in Italia in una fabbrica di birra.