Nel cucinone di un casolare mi corico nel fieno fra Volpe e Lattes. Al centro un grande fuoco, con lingue smisurate e roteanti criniere di scintille. Lo circondano le corpulenze nere di bersaglieri e mitraglieri accoccolati, seduti o in piedi. Alcuni pietrificati dal sonno. Tortuosi sforzi di gambe gonfie di stanchezza che cercano di allungarsi.
Un bersagliere dorme con la testa fra le braccia incrociate sulla spalliera della seggiola. Non si sveglia benchè il suo polpaccio-gambale fumi abbrustolito dalle fiamme e i suoi scarponi siano cotti.
Facce di terracotta sull’ardore della vampa. Vetrificazione di occhi ebbri di fatica che si tuffano nell’al di là divino della pace prossima imminente. Facce rovesciate all’indietro come di nuotatori che facciano il morto nella corrente felice, sicura della vittoria.
Bosca entra:
—Bisogna assolutamente vegliare, Marinetti! Raccontaci una tua avventura originale, ma veramente originale!
—Preferisco raccontarvi un’avventura del mio amico Fiordalisi. Un bel tipo, Fiordalisi! Sempre allegro. Sottotenente effettivo, venuto della bassa forza. Ha ricevuto al primo passaggio dell’Isonzo a Plava nel 1915 una palla che gli ha attraversato il collo e spaccato la mascella. Ha sul labbro inferiore una grossa, tonda protuberanza che gli permette, dice lui, di baciar meglio le donne. In realtà le bacia con la sua ferita. Sensazione interessante per una donna patriota e sensuale. Quella bizzarra protuberanza gli serve a trasformare la sua bocca in una vera orchestra. Imita a meraviglia animali, insetti, fucileria, bombardamento. Un vero numero da caffè concerto e un ottimo declamatore di parole in libertà! Suo padre, colonnello dei carabinieri, si distinse nella lotta contro i briganti e specialmente contro Musolino. Forte razza avventurosa; ma il figlio supera il padre. Dai venti ai ventiquattro anni ha girato tutto il mondo con suo fratello, facendo mille mestieri; dal decoratore in cemento al dilettante questurino. Rimase mezzo morto per tre giorni a Odessa dopo una terribile bastonatura. E’ un attaccabrighe simpaticissimo. Anche un magnifico narratore. Peccato che non sia qui: ve la racconterebbe stupendamente la sua buffa avventura in Russia! Dunque Fiordalisi era l’amante fortunato di una bella signora russa che lo riceveva ogni notte nella sua casa di campagna a parecchi chilometri dalla città. Una strana casa di campagna, enorme, con innumerevoli camere e corridoi pieni di mobili d’ogni specie e d’ogni stile senza ragione estetica, nè utilità apparente. Date le continue assenze del marito panciuto e ubriacone, Fiordalisi ci passava anche le giornate bighellonando e curiosando di camera in camera, perdendosi talvolta nel labirinto dei corridoi senza spiegarsi perchè i numerosi amici che venivano a trovare la signora si accalcassero sempre nella camera da letto, unica camera abitata e dotata di illuminazione. Una notte, poco prima dell’alba vocio e trambusto nel cortile:
«—Mon mari!... Mon mari! grida la signora, cache-toi! vite!
«Fiordalisi nudo non trova nella camera che una tenda troppo corta e si nasconde dietro di essa. Il marito entra sbuffando, spingendo avanti con passi rapidi il suo gran ventre, come una prua, apre un baule come per scegliere delle armi, discute violentemente colla moglie, la respinge con un pugno e si mette a frugare nella camera. Poi si ferma, sembra convinto, si sdraia in una poltrona e accende un sigaro. Fiordalisi sospeso sulla punta dei piedi per nascondersi meglio sotto la tenda troppo corta, era anche disposto a rimanere così tutta la notte. Disgraziatamente la donna sapendo l’amante in quella dura condizione e vedendo il marito sprofondato in poltrona, comincia a seccare quest’ultimo per indurlo a mettersi a letto. Il marito rifiuta, discute, poi d’un tratto insospettito ricomincia a frugare. Fiordalisi scoperto si slancia nel corridoio. Terribile inseguimento tragicomico e pericoloso per le stanze buie. Il marito era armato di una vecchia scimitarra che completava operettisticamente lo strano palamidone imbottito che gli serviva di giacca e cappotto. Ad ogni svolta Fiordalisi caccia contro la pancia dell’inseguitore un mobile preso a caso con relativi ninnoli, cristalli, vasi e vasetti crollanti. Corsa di ostacoli con frastuono infernale. Dietro al marito ansava la moglie scarmigliata, in camicia, con pianti, singhiozzi e braccia in convulsione. Fiordalisi, però, ricorda che quelle manifestazioni, pur nell’ansia della fuga gli apparivano strane, poco sincere, certo affettate. Ma la scimitarra minaccia ed egli fugge, fugge con salti acrobatici.
«—Avevo, dice Fiordalisi, una stanza di vantaggio.
«Stamattina, inseguendo gli austriaci, ho pensato che essi hanno una stanza di vantaggio e mi è venuta in mente l’avventura di Fiordalisi. Bisogna domani costringerli a saltare dalla finestra. Fece così Fiordalisi quando si vide perduto e cadde per fortuna su un pergolato. Era nudo, si scorticò tutto il corpo e rimase quasi infilzato. Ma dopo un attimo, alzò la testa e vide con sbalordimento alla finestra il marito, che guardandolo con faccia rasserenata e gioviale sentenziava: