«—Ces amoureux sont de vrais sauvages! Pas civilisés du tout! De véritable cannibales. Si je continue a me souler chaque soir, ils finiront par me manger toute ma femme! Ah! ah!...
«Fiordalisi si lasciò scivolar giù dal pergolato. Trovò in una stalla un palamidone del genere di quello del marito, imbottito e sudicio come quello, e se la svignò. Questa è una storia simbolica, amici. Accidenti ai ritardi! Appena il capitano tornerà, bisogna subito saltare addosso agli austriaci prima che se la svignino come Fiordalisi!»
XXV.
UN ESERCITO IN TRAPPOLA
Il capitano Raby è tornato irritatissimo. Alla Divisione non si parla affatto di armistizio; ordine di continuare l’inseguimento senza tregua. Col tenente Bosca e il capitano, al lume delle torce nell’acqua gelatissima, cerchiamo un guado praticabile. Il letto dell’Arzino è pieno di bombe a mano, migliaia e migliaia buttate via dai reparti austriaci fuggenti. Prima di spingere le blindate nell’acqua bisogna fare una scarpata nella riva opposta che è scoscesa. Tutti all’opera con zappe e badili. Notte accanita, ma faticosissima al lume incerto delle torce, rallegrata soltanto da una gara esilarante di bestemmie formidabili contro la slealtà austriaca e la dabbenaggine italiana poichè di giorno si lavora meglio e si fa presto. Ai primissimi pallori del cielo siamo tutti tesi sulle corde. Sentiamo che laggiù un giorno eletto stira le lunghe braccia di luce, un giorno che incoronerà tutti gli eroismi. La corrente è forte, ma i motori moltiplicano i poderosi colpi di reni e le ruote non si incagliano. Tutto procede con precisione miracolosa. Nell’uscire dall’acqua sento piangere Zazà nella blindata, mi volto temendo che la povera bestiola si slanci fuori, inciampo e cado sul naso. La mia mano ha afferrato una strana forma morbida e villosa che stupisce il mio tatto. La stringo e rimettendomi in piedi la osservo.
Il sole si spacca all’orizzonte come un uovo di prestigiatore giapponese e subito la brezza con dita agilissime ne fa scorrere fuori cento nastri di seta rosei - rossi - verdi - viola - argentei- bianchissimi che salgono verso lo zenit impadiglionando il paesaggio. La magia di quest’aurora mi preoccupa. Temo una allucinazione dei miei occhi che fissano attentamente la strana erba molliccia che ho fra le mani. Ha un colore quasi dorato. Non è un vegetale. E’ una cosa umana, quasi viva. Orrore! Ho realmente dei capelli fra le mani. Una intera capigliatura di donna, strappata, certamente strappata! Questo è il cuoio capelluto, un po’ di cuoio capelluto, insanguinato!
—Amici! Amici! Guardate l’infamia commessa da quei bruti! Certo dei Croati! Nel fango della riva vi deve essere anche la testa della povera donna italiana che ha pagato così gli sputi e i morsi coi quali si sarà rifiutata alle voglie di uno di quei porci! Soldati! mitraglieri! e voi bersaglieri ciclisti! Sia bandita per oggi ancora ogni bontà umanitaria! Ogni capello strappato di questa donna italiana sia ferocemente pagato! pagato! Avanti! in macchina, contro le carogne!
Cara! cara! cara! Questa dolce parola italiana mi sale naturalmente alle labbra nel bere il respiro amoroso della campagna riposseduta. Ebbrezza di godere sempre meglio il corpo dell’Italia, molleggiando sulle tarantelle gli strambotti i mottetti i crescendo e le cadenze ampie della mia blindata sempre più musicale. Godo la grande musica della velocità col suo intreccio armonioso di ritmi insolenti, dolci, caparbi cocciuti infantili casti e lussuriosi mentre assaporo con fame crescente la buona marmellata che estraggo dal barattolo colla punta del mio pugnale.
Ad ogni svolto della strada ci assale un vocio di popolo festante. Questo però è più violento dei precedenti. Inneggia all’Italia strepitando, ma vi scorgo molte braccia tese col pugno chiuso verso quelle pattuglie austriache che laggiù sotto gli alberi bersagliano la mia blindatura d’una raffica tintinnante di pallottole. Entriamo nella vera rivolta della Carnia che già povera fu tutta derubata, spogliata, dissanguata dagli austriaci in ritirata. Mille sentimenti e sensazioni si incrociano contemporaneamente nella mia coscienza.
Sono motivi spirituali e materiali che sorpassano nelle loro combinazioni ogni polifonia vagneriana, raggiungono un’eccezionale simultaneità futurista.
Sento simultaneamente: