—Praga! Praga! Boemia libera! Austria caput! Viva l’Italia!
In segno di devozione si strappano dal berretto i due bottoni di metallo e lo stemma imperiale.
Fuori di Amaro la strada corre dominando i prati e le boscaglie che costeggiano il torrente Fella. Siamo 4 blindate lanciate a tutta velocità. Ci raggiunge il capitano Raby che nella sua vetturetta scoperta e senza blindatura si mette alla testa della squadriglia. Appare spavaldamente intrepido e strafottente accanto al suo volantista. Tiene fra le mani, sulle ginocchia una gabbia di colombi viaggiatori.
Davanti a noi, a un chilometro, il ponte di Stazione per la Carnia. E’ certamente minato ma ce ne infischiamo. Dalle boscaglie dell’altra riva partono dei colpi di fucileria, sparsi, poi più fitti. Una, due mitragliatrici ci bersagliano. Entriamo sul ponte distanziandoci. Davanti alle case di Stazione per la Carnia sbuffano due locomotive. Si scorgono due treni interminabili, sovraccarichi. Tutto il bottino carnico di una armata di ladri. Una gioia acuta ci trafigge le carni, le lacera, quasi vorrebbe sventolare i brandelli della nostra carne patetica. Alt sul ponte. Puntiamo le nostre mitragliatrici giù contro le boscaglie che nascondono le mitragliatrici austriache.
Ta ta ta ta ta giaaaa ta ta ta ta ta giaaaa.
Sono bosniaci cocciuti non ancora convinti dell’irrimediabile sconfitta. Spariamo avanzando lentamente. Ad un tratto le due locomotive si mettono in moto.
Ta ta ta ta ta giaaaaa
giaaa giaaaa giaaaaa giaaaaaa
Ridono gli echi della valle. Ridono, ridono al vedere i piccoli macchinisti neri precipitarsi giù dalle due locomotive e nascondersi sotto le ruote.
Quando sbocchiamo fuori dal ponte fra le case di Stazione per la Carnia, il lato destro delle nostre blindate suona sotto una rude raffica di pallottole strimpellanti. E’ una mitragliatrice austriaca vicinissima, nascosta fra le erbacce. Le nostre rispondono ferocemente tempestando il greto.