Vulcani alcoolizzati o gigantesche bottiglie di delirio?

Il quarto vulcano sturato schizzò risate d’oro, smorfie di porpora e spiralici lunghissimi ironici smeraldi. Il quinto vulcano pareva una rosea spremuta di belle donne nude e di immense arance cigliate che guardavano. Sognavo.

Tutti quei vulcani—isole—bottiglie—cuori spararono il loro fuoco d’allegria furente con ampio frastuono di tappi e rintocchi contro il sole pallido sordo astemio morente che annega.

L’undecimo vulcano lanciò allora la sua colonna di fiamma a ventidue chilometri di altezza. Quando quando... quando vi giunse, piegò il suo pennacchio vermiglio e questo fece il giro della terra e lo seguivo in sogno mentre velava e svelava quelle tonde natiche veloci tatuate di continenti e mari.

Mi sveglio di soprassalto.

—Chi mi graffia il viso? Chi, chi?

Ghiandusso che montava la guardia in torno alla mia blindata si avvicina:

—Signor tenente, nessuno, nessuno. Lei ha fatto un brutto sogno.

—Anzi un sogno bellissimo! Ma ad un tratto mi sono sentito graffiare il viso. Ho dormito molto?

—Due ore, signor tenente, sono già passati diecimila prigionieri austriaci, tre brigate... La Zazà ha morsicato la gamba di un colonnello ungherese. Ora dorme dietro di lei. L’ho messa dentro perchè mordeva le gambe ai prigionieri. E’ diventata un po’ cattiva dopo il parto. Sa, signor tenente, come discutono fra di loro il cane tedesco e il cane italiano? Il cane italiano domanda: «Cosa hai in bocca?». Il cane tedesco: «Flaaaasc». Per pronunciare questa parola spalanca la bocca e lascia cadere la carne. Il cane italiano si precipita e abbranca la carne. Allora il cane tedesco: «Cosa hai in bocca?». Il cane italiano risponde coi denti stretti sulla carne che non molla: «Carrrrrrne!»