Don Jacopo, parroco di Resiutta, è un simpatico e fervido patriota italiano. E’ stato felice di accogliere nella sua casa parrocchiale il comando dell’8. squadriglia cosicchè impiantiamo la mensa nel vasto cucinone affumicato le cui finestre sono aperte sulle strada di Chiusaforte gibbosamente ingombra dei rottami della ritirata austriaca.

Volpe dopo aver spedito mediante un motociclista un ordine bancario da telegrafare in Borsa a Genova mi fa ammirare i magnifici porcelli e le oche catturate che si sbattono e rumoreggiano nella navicella di un draken-ballon austriaco custodito da Ghiandusso. Ha trovato anche farina e zucchero e molte casse di sigarette ungheresi.

Ogni mio soldato ne fuma tre alla volta, tre piccole torce di gioia al balcone della bocca.

Il prete, alto segaligno, faccia di montanaro ossuta, occhi celesti vivacissimi, forti mascelle da mangiatore e piede veloce, si affaccenda dalla cucina alla sua vigna che egli proclama la prima vigna d’Italia. Da Resiutta a Vienna non si trova più una vigna. E’ indubbiamente una vigna straordinariamente fertile, piena di nascondigli, forse di sotterranei, poichè il prete ricompare ogni tanto con qualcosa di nuovo fra le braccia a maniche rimboccate: pentole, cassette, sacchi, sacchetti, salami, ecc. La sua serva Maria, grassa, quarantenne, dal viso roseo primaverile e dagli occhietti furbissimi neri un po’ avari, brontola; ma ogni volta che nel cucinone entra un nerboruto bersagliere ciclista col ruvido viso patinato di polvere-sudore, quegli occhi brillano stranamente inumiditi. Non so se per insoddisfatta sensualità o per patriottismo commosso. Il mio ottimismo riassume tutto in questa frase:

—Maria, sono belli i soldati d’Italia!

Maria ride e corre su al piano superiore per la scala di legno, chiamata da una voce femminile piacevole malgrado il suo accento straniero.

—Maria, Maria, preego preego un momento.

Don Jacopo che entra mi spiega l’enigma:

—Volevo precisamente parlarle, signor tenente, la prego anzi di fare le mie scuse al signor capitano comandante la squadriglia. Mi sono permesso di ricoverare al primo piano un colonnello austriaco ammalatissimo. Colonnello della Croce Rossa. Non è un combattente. Oh! una persona assolutamente compita, certo un brav’uomo. Deve avere 55 anni circa, ma ne dimostra 70, tanto è sfinito dalla stanchezza. Stanotte aveva 40 gradi di febbre. Ora sta un po’ meglio. Ha voluto confessarsi appena fu ricoverato. Ha con sè una bellissima signora che pare sia sua nipote. Pure della Croce Rossa.

—Ah reverendo! Lei ha fatto molto bene. Approvo la sua opera di carità. Gli Austriaci sono stravinti. Non è più il caso di preoccuparci di spionaggio.