Non era una corvée che imponevo ai nervi della mia amica, li mandavo anzi in licenza sulle spiagge d’un gran mare di voluttà perchè vi guizzasse il suo spirito al quale io superiore cortese insegnavo a nuotare.

La stanza era accesa dai riflessi delle mille bandiere che infuocavano le facciate delle case. Mobili giardini pensili. Rosso che sembra veramente ringiovanito. Il verde vile di Caporetto è diventato un verde Piave, un verde Mare Adriatico, diventerà un verde Isonzo. Il cielo incandescente sembra roteare come un viluppo gesticolante di bersaglieri scamiciati, feroci, urlanti, la bocca piena d’Italianità selvaggia e d’orgoglio, amore - vendetta - rapina - eroismo - maffia.

Mi voltai per seguire la bella mia affaccendata nell’aprire i suoi bagagli. Un morso delicato nella nuca. Poi la svestii. Si lasciò fare languidamente, con tutte le moine che distinguono le amanti venete e il loro chiacchierio di uccellino che maledice la gabbia, implora la libertà e non conosce altro cielo che quello che brilla nell’acqua dello scodellino. La stordii di baci e di carezze infinite. La presi e ripresi con foga, con slancio, delirando. Poi mi fermai. Buttai sul divano l’anima che mi aveva servito fino allora e ne tirai fuori un’altra dalla profondità dei miei nervi.

—Bisogna, pensai, che io valuti con precisione scientifica e occhi di buongustaio il premio offertomi dal destino.

Imposi dolcemente silenzio a Rosina che si accaniva a dimostrarmi l’imbecillità paurosa di suo marito notaio, pedante germanofilo, disfattista, imboscato malgrado una buona salute e i suoi 25 anni, e le dissi:

—Cara Rosina, sei troppo bella per coprirti con una camicia, toglitela. Voglio analizzare la tua bellezza con cura e prendere delle note.

Salto dal letto prendo il mio libretto di note dispongo bene il corpo nudo e coricato di Rosina:

—Chiudi gli occhi. Bene!... ora aprili!

Occhi meravigliosi. La cornea lievemente azzurrina venulata agli angoli da piccolissime venette sanguigne, nuota in uno strano rosolio dorato. La pupilla è nera cerchiata d’oro scuro...

Rosina è stupita, trattiene la sua allegria mi lancia un’occhiata brillante e maliziosa che si lega bene al sorriso. Ecco il sorriso sboccia, mobile losanga, e fiorisce tondo sui denti piccoli, freschi, bianchi, saporiti. Penso ad una giovanissima Madonna di Raffaello, ma più calda, passionale, dietro i cristalli di una limousine veloce.