Entriamo sempre più nell’oceanica sinfonia dei rumori del ferro in rissa col ferro. Attacchi e contrattacchi, boxe. Fierezza dell’acciaio, Cocciutaggine di colossi in fusione. Nell’aggrovigliato paesaggio di rumori ormai quasi buio si accaniscono a quando a quando le immense fruste e i lazos delle fiamme rosse. Fiuto la presenza di mille cannoni antiaerei nuovi sui loro candelieri colla bocca al cielo pronta ai lunghi sputi precisissimi di fuoco zenitale.
Sono nuovi pennelli ultra-dinamici di Balla per ridipingere le nuvole all’aurora. Fiuto le nuove Tanks già costruite con un volantista un cannoniere e un cannone da 37, serrate, armatissime, ultrasintetiche come libri futuristi.
Vedo poi giganteggiare il cannonissimo 381 allungato che dovrà tirare da Venezia a Pola (130 Km.) simbolo perfetto del genio italiano a lunghissima portata.
VII.
LA 74
Non conoscete la mia nuova amante? Ve la presenterò. Intendiamoci, quella preferita, che escluderà tutte le altre e sarà forse definitiva.
Non ha un nome, ha un numero e ciò mi piace poichè ogni Rosina è sempre tradita dal ricordo di un’altra Rosina, ogni Maria dal ricordo di un’altra Maria. La mia nuova amante si chiama 74, 7 e 4 fanno 11, il mio numero augurale che mi segue dovunque e mi è più o meno sempre favorevole.
La mia 74 ha una salute di ferro, anzi d’acciaio, una meravigliosa sensibilità, ma blindata. E’ capace d’offendere e d’uccidere. Mentre è assai difficile ferirla mortalmente. La conobbi ieri nel cortile della caserma di S. Benigno. Mi aspettava in riga con le sue sette compagne che le rassomigliano come sorelle. Con delle differenze però importanti. Sono tutte donne autoblindate color verdone scurissimo, tutte armate.
Ma la mia è la più agile di tutte, ha un cuore-motore più forte, e il fuoco delle sue ironie mitragliate non ha debolezze nè distrazioni. Fu la sorte a designarmi come compagno della bella 74. Subito le baciai i fianchi d’acciaio, la grande palpebra metallica e lei mi ringraziò con un mezzo giro della sua cupola ornata d’un fascione tricolore. Volli, allora, penetrare nella sua anima. Tutta affettuosa, la mia 74 mi aprì sportello destro e sportello di sinistra cosicchè occupando il seggiolino della sua volontà e impugnando il volante dei suoi segreti pensieri la slanciai fuori a bella velocità giù per la strada tortuosa che scende al porto di Genova. Sento la gioia gonfiare le arterie della mia 74 che mi porta cantando. Non ha una voce sola, ma un’orchestra di voci bene intonate. Ora godo il languido canto lamentoso del suo cuore-motore che fa da freno in discesa. La sua gioia cresce ed ecco flauti, clariiini, violiiini accompagnano il ritmo delle ruote.
La mia 74 ha forse un difetto; i suoi fianchi sono troppo vasti per poter anguillare e correre senza urtare nelle strade ingombre di Genova. Debbo preoccuparmi anche del suo culo di acciaio veramente poderoso armato di una mitragliatrice a guisa di pungiglione. Con mano molle, ma pronta al volante consiglio i suoi fianchi di non agganciare a destra e a sinistra tram e carrozze.
—Su presto! le grido, ti conduco a Rapallo, a salutare i miei cari e poveri amici mutilati. Vi sarà danza questa sera, belle donne e canti al chiaro di luna sul mare.