Il gesto della donna diventa materno per accarezzare un mento d’argento, che la luna subito con dolce meccanico furore salda alla carne. Ride il sangue del mutilato in questa bizzarra officina improvvisata di metalli innamorati e carni che sognano di metallizzarsi. Il torso di quel tenente bersagliere si rizza con forza nella pienezza della sua virilità.

—Non ho più labbra, dice, ma il bacio non è indispensabile in amore! Parlo male ma so cantare, e anche danzare... Che importa se la mia spina dorsale avrà poi bisogno di tre giorni di ossigeno per rimettersi? Ora che gli equipaggi della Luna sono sbarcati bisogna che io balli per dimostrare che si può far all’amore in mille modi sconosciuti. Questi profumi deliranti urlano come l’odore della balistite che mi bruciava sul Carso... Urlano, urlano l’eroismo e l’amore!... Balliamo e cantiamo. Questa è una nuova trincea dove però la nemica non ci fa male anzi ci nutre tutti col suo piacere. Se continua, mi guarirà! Farà, farà anche rinascere le mie labbra! Balliamo cantiamo insieme!

Ognun lo sa e ben ci conoscete
perchè l’allegria con noi portiam.
Un cuore ardente e gioventù abbiam,
un cuore ardente e gioventù,
se pur con le stampelle camminiam.
Chi siete?... Siamo la ganga
perchè amiam le bimbe, il vin
spumante e di Rapallo il mar!

I mutilati cantavano. Frusciaaare schiumaaare tubaaare delle onde colombe sulle tombe rapite ai cimiteri e rimorchiate dai profumi del mare.

Tre mutilati danzavano, cercando di aggraziare i gesti nascondendo fra i capelli delle dame i visi spaccati o cotti dalle esplosioni. Due altri, in uniforme elegante e accurata, mutilati d’una gamba all’inguine si rizzavano e sulle stampelle tentavano di cadenzare uno strano ritmo di nave rullante. Un alpino mi domanda scusa di passarci davanti danzando, poichè ogni volta la sua manica vuota sfiora il viso della signora seduta accanto a me. Questa è una signora milanese: grandi occhi chiari di bambina e bocca carnosa sempre ridente sotto pesanti capelli biondi che le imperlano la fronte di sudore. E’ buona, intelligente, piena d’imprecise indulgenze e facilità nei suoi flirt svariati. L’amai con passione 5 anni fa; poi la vita ci separò. Siamo molto amici. Le parlo da cuore a cuore e lei mi risponde con assoluta sincerità.

—Io adoro la danza, ma non ho mai avuto tanto piacere come nel danzare con quel tenente bersagliere dalla mascella d’argento. Io non mi capisco troppo: sono una civetta, forse qualcosa di peggio... ma tu mi capisci... Era così felice di stringermi fra le braccia. Siamo stati anche giù nel buio sulla riva. Ha tentato di baciarmi il seno, ho lasciato fare... Quando si è così poco vestite come siamo noi, signore, oggi, è molto facile cadere... Deve essere tanto infelice poveretto!...

... Da quando la guerra era scoppiata
Rapallo in silenzio qui dormiva,
ma tosto che la ganga è arrivata
il silenzio e la quiete qui spariva.
Chi siete?... Siamo la ganga
perchè amiamo i fiori, il cielo
azzurro e di Rapallo il mar.

Sono diventato l’amico d’un capitano alpino mutilato della gamba e coscia destra chiacchierone e gioviale. Questa sera certamente ha dimenticato ciò che ha perduto.

Gli dico che la mia bionda amica ha un capriccio per lui ed egli tendendomi il viso molto vicino mi sussurra con gioia visibile:

—Me ne sono accorto... Mentre eravamo giù insieme vicino all’acqua seduti ho preso la sua mano e l’ho portata sulla mia coscia metallica. Veramente ho notato un piccolo movimento come di scottatura che la sua bella mano ha avuto nel toccarla. Questo m’è capitato altre volte. Inconvenienti del nostro mestiere. Ah! Ah!... Io rimedio subito portando la mano della donna un po’ più su.