E rideva, rideva, con gioia infantile senza rancore per la guerra poichè gli aveva concesso questa notte di delizie. Poi riprese a cantare:
—Forza, orchestra!...
Quando noi passiamo ci guardate
e dite che siam pazzi tutti noi
ma le pazzie nostre perdonate,
perchè siam pazzi sì, ma un poco eroi.
Chi siete?... Siam gli sciancati
Chi siete?... Siam gli avariati,
perchè abbiam fatto l’Italia,
col sangue nostro e la gioventù.
La mia amica mi prende il braccio e mi sussurra:
—Vieni, andiamo giù.
—Farai soffrire il povero tenente.
—Non preoccuparti; tornerò da lui dopo. Ora voglio stare con te. Tu non sei un mutilato, ma mi fa un po’ paura vederti partire per il fronte. Non c’è più nulla fra di noi, ma io ti voglio sempre bene lo sai. E questa sera ho un desiderio pazzo, pazzo, pazzo che questa benedetta guerra finisca. Hai visto quei poveretti come sono conciati... Tu sai che sono una buona patriota, ma non capisco, non riesco ad ammettere, malgrado tutti i miei sforzi, la necessità di questa eterna, brutale carneficina.
Io chiusi la bocca della mia amica con un lungo bacio. Tanto più utile che prevedevo il lungo suo discorso contro la guerra e preferivo ascoltare quello più eloquente e più patetico che la luna prodigava ai suoi equipaggi lussuosi d’argento vivo remanti nei gorghi di perle:
—Abbandonati, anima,—cantava la Luna—sciogliti, dimentica, acquètati. Ho dei rosolii che dissolvono ogni collera, ogni ferocia; ho dei balsami che addormentano i rancori. Tutte le volte che ho voluto fermare la guerra m’è bastato colmare le trincee col latte benefico della mia luce e subito le sentinelle in vedetta hanno reclinato il capo invaso dal sonno e dal pessimismo tenerissimo, dimenticando le pattuglie nemiche in agguato. Le mitragliatrici avversarie non hanno avuto più per loro altro interesse che quello di un notturno apparecchio telegrafico o di cani abbaianti. Sono la dispensatrice del nichilismo perfetto, del dissolvimento totale e di tutti i soavi abbandoni alla deriva d’una qualche corrente molle di baci, alcool, pigrizie, o sogni. Io sola vincerò la guerra la notte in cui spegnerò con carezze troppo lente il sangue solare dell’uomo, costringendolo a disprezzare l’ultima attività aggressiva del coito per negare e sognare unicamente.
—Hai sentito, cara Amica, le argomentazioni della luna in favore della pace universale, eterna? Sono subordinate come le tue argomentazioni alla distruzione della vita. Alle origini lontane dell’umanità noi vediamo popoli accaniti offrire agli Dei cadaveri sanguinanti. Poi un Dio ebraico affamato anch’esso di carne umana. La terra nel suo viluppo d’atmosfere contiene delle forze dominatrici, intricatissime e difficilmente decifrabili che noi definiamo con parole inefficaci quali: primavera, gioventù, eroismo, volontà ascensionale delle razze, rivoluzione, curiosità scientifica, slancio del progresso, civiltà, record. Tutte queste Forze indubbiamente telluriche adorano il sangue umano, cioè la lotta, il bisogno di distruggersi vicendevolmente simboleggiato dalle onde schiumose del mare. Queste Forze dominano la maggioranza più viva dell’immenso formicaio umano. Maggioranza d’istinti selvaggi e implacabili, tutti più o meno sanguinarii.