La minoranza meno viva o stanca o vecchia o ferita ha creato le idee pure, i sentimenti puri, le vaste bontà, la soavissima pace, l’amore umano, ed altre astrazioni di dolcezza serena che varcando le montagne aspre dei desideri e le irte foreste delle ambizioni, dovrebbero finalmente pacificare tutte le razze imponendo loro un ritmo morbido come quello di questo golfo innamorato e fedele alla luna. La parte turbolenta e istintiva del formicaio umano è spesso affranta e disillusa del suo andare crudele e sanguinante. Si ferma ed ammira inebriata le soavi pigrizie affettuose che la minoranza saggia ha lanciato in cielo e che ormai navigano anch’esse imperiture sulla curva della Terra. Ma la sosta è breve, le Forze di voluttà aggressiva e di primavera crudele, incalzano di nuovo la maggioranza giovane e virile. Più furibondo che mai il ritmo di distruzione e di morte ricomincia, e se le contese piccole, minute non bastano, si afferrano a volo le vaste astrazioni di bontà e di pace per farne delle bandiere al nuovo massacro. Si scagliano le folle in guerra, massacrando gli uomini, per massacrare la guerra! Altri si slanciano su aeroplani a lungo perfezionati perchè possano varcare tutte le atmosfere e gareggiare con le stelle. Immagina, amica mia, qui in questo golfo quattro o cinque aviatori già pronti sui loro apparecchi dalle eliche rombanti per la grande gara. Immagina il loro dialogo.

—Dobbiamo, dice l’uno, assolutamente a costo della vita salire a 20 km. di altezza, vincere o morire, amici!

Poi a mezza voce al meccanico fedele:

—Hai bucato il serbatoio dell’altro aeroplano?

—Sì, risponde il meccanico con occhiata radiosa. Fra un’ora il vostro concorrente precipiterà in mare.

—Grazie, son sicuro di vincere, gli altri non mi fanno paura.

E così gli aeroplani della grande gara ultra-terrestre si slanciano nel cielo ove ecco appare il Rabbi di Galilea col viso più tragicamente pallido di quello crocifisso sul Golgota. Gli occhi al cielo disperatamente guardano con bontà infinita e tremendo dolore il Padre dei padri, riassunto di forze cosmiche che ha l’implacabile e muto X rosso sul viso di tenebra azzurrina. Il Rabbi piange e dice:

—Padre, tu mi hai trasmesso il germe della divina bontà e dell’assoluto perdono e quello più prezioso ancora dello sconfinato amore, ma essi vogliono soltanto uccidersi o lacerarsi a lungo per meglio assaporare il sangue. E in nome della bontà ritornano al massacro—e non si riposano. La loro forza dà la morte. Il loro amore è sanguinante. Il bimbo nascituro insanguina la madre per scagliarsi verso la vita. La sua vergine sorella sarà domani insanguinata dal maschio che la primavera frusta con le sue belle flessuose verghe di profumi. Padre tu hai creato l’amore: e per l’amore si fanno guerra. Hai dato a loro il sogno della bontà, ma questa scoppia con straripamenti di lave guerriere come un vulcano. Se vuoi che l’amore eterno, puro, e la bontà serena e la pace di cuori intrecciati regnino finalmente, spacca, spacca la terra, distruggila senza pietà!

E il Rabbi alto nel cielo piange, mostrando con le due mani aperte come fiammeggiano le ferite degli uomini. Ma la luna grida al Rabbi con un lungo stridente gocciolìo di cristalli:

—No! no! Non spaccare la terra! E’ mia! la cullerò, l’assopirò, la svenerò deliziosamente. Sarà pallida come me, finalmente pacificata in una vasta, continua voluttà carnale!