Viva il nostro colonnello Squilloni! Urla risate applausi, tutti si precipitano verso il divano dove il capitano Melodia che ha indossato una vestaglia gialla finge di sedurre il tenente Bosca e lo tiene fra le braccia. Comincia poi il giuoco tradizionale di spingere a viva forza e trasportare in camera un amico che non si decide, mentre altri catturano una ragazza. I due pigiati a spintoni e a pedate sono insaccati nella porta semi aperta.
—Via, via, presto, forza, dentro! Ti abbiamo scelto la bimba, eccola pronta!
Una milanese pallida, carina, con i capelli corti, neri, ricci e cocciuti pettinati all’indietro, mi bacia. La seguo. Camera piccolissima, letto grande, coperta rossiccia gibbosa, bitorzoluta, tutta sporca di piedi eroici per continuare e imitare forse le Doline del Carso perdute. Ma si ripigliano, si ripiglieranno con la sana virilità della razza che sa prendere bene e tenere sotto le donne e le montagne sue. Plafone ingenuo e primitivo. Odore acuto di Contessa azzurra.
—Come ti chiami?
—Maria.
—Di che parte d’Italia?
—Sono Milanese.
—Anch’io.
—Vieni sarai contento.
E mi abbraccia col tin tin glin glin di troppi braccialetti.