Io mi esalto all’idea magnetizzante di averla averla sempre, sempre, tutte le notti della mia vita e mi inebrio del pericolo che vedo nettamente in una sua possibile accettazione.

Non sono sincero. Sono sull’orlo di una spaventosa sincerità.

Bianca mi mormora commossa:

—Credi, credi, ti pentiresti più tardi. Non voglio. Rifiuto. Il tuo temperamento ha un destino tumultuoso, violento irto di contrasti e di fragori che non amo. Tu sai che io sono stanca, stanca della vita. Voglio la calma, il riposo, tutto il riposo, tutto il riposo pei miei poveri nervi massacrati. Egli è buono, mi ama, mi accetta come sono.

La voce di Bianca mi fa impazzire dando subitamente un sapore diabolico alla sua carne ricordata ai suoi baci alle sue carezze che mi stringono ancora spiralicamente. La guardo e il mio cuore si slancia assetato verso la sua dolcezza. Come vivrò senza la presenza di quel sorriso? Il velluto di quella pelle! Quelle tenere gote tessute di gioia solare! I suoi occhi, come dimenticarli? Sento, sento che quella piccola lingua scorrente sulle labbra arse può dare la felicità.

Affannosa ascensione su, su, di angoscia in angoscia fino al delirante singhiozzo amaro, fino allo straripamento delle lagrime più dolci, nel lago altissimo di quell’amore in cui vorrei annegarmi, annegarmi annegarmi!

Rompere, rompere ad ogni costo gli ultimi nodi della sua volontà! Mi umilierei, mi distruggerei con una gioia infinita. Ormai il mio cervello non sorveglia più il mio cuore. Ho perso ogni controllo. Sono un suicida ebbro di morire.

Bianca rifiuta. Decisione irrevocabile. Il lunatico demonio che s’è impadronito delle nostre forze sentimentali vuole che Bianca rifiuti assurdamente un dono assoluto in nome di alcune vane suscettibilità e inutili fierezze, o semplicemente perchè la logica sia una volta di più bandita dagli affetti umani.

A mezzanotte ci lasciammo con un lunghissimo tenerissimo bacio sulla soglia della casa della zia.

All’alba riparto per Roma e Firenze.