T’amo come il fulgor del creato

Duetto dell’Italia e della Germania.

Vicino a me una bambina dice:

—Guarda che occhiacci fa la Germania!

Si avanza grottesca la Repubblica Francese con fantaccini in pantaloni rossi. Marsigliese.

Segue l’Inghilterra con molti scozzesi. I gonnellini quadrettati divertono le donne che però preferiscono questa carica di bersaglieri piume al vento, e la sciabola sguainata del suo capitano. Questo, rosso apoplettico, ha un diverbio fiero con Attila quasi impaurito.

Scoppia la battaglia. Pastori, pastorelle, soldati francesi inglesi, italiani inseguono verso l’alto parco i teutoni fugati in disordine. Ma un tripode stretto da fucili, baionette e tricolore fuma incenso e promette pace. Si svolge un corteo di vestali subito cancellato da un battaglione americano di cow-boys, e pellirosse marziali. Il popolino toscano non trattiene più la sua gratitudine per l’aiuto americano.

Dopo il corteo delle città invase o irredente Udine, Trento, Trieste, la marcia dell’Aida accompagna l’entrata solenne su cavallo bianco della Pace con un ramo d’olivo in mano.

Il pasticcio frenetico dei simboli e delle musiche d’ogni tempo e d’ogni popolo ingigantisce. L’agitazione delle bandiere e lo svolazzamento dei manti trasformati in scope veloci, mi dà la sensazione d’una tragicomica rivolta di palcoscenici napoletani o d’uno sciopero violento a mezza opera al Teatro San Carlo.

Penso che quel grande futurista che si chiama Petrolini demolitore d’ogni romanticismo ha voluto prendere definitivamente a calci la storia e la vecchia retorica con una sintesi futurista di neutralismo fiorentino, + gentilezza floreale toscana + ossessione della pace + ammirazione servile pei forestieri ricchi, + amore estivo per la campagna + cretinismo congenito degli organizzatori di feste.