tum—tum
della grancassa. Ilarità fragorosa. Grandine, valanga di risate. Del Crema sembra ferito in pieno nel tamburo della propria pancia.
Io crollo a terra corpo e gambe in convulsione di allegria. Del Crema bestemmia, sbuffa, si arrabbia, non può ripigliare il suo discorso.
Entra nella sala una folla di donne politiche. Acclamazione, vocio. Perchè mai son tutte brutte le donne che frequentano le assemblee? Tutte tragicamente incoricabili, tenaci consigliere di castità.
La loro eloquenza ha lo sviluppo epidemico del colera e della peste. Una donna stridula impreca contro le signore disfattiste e germanofile ma è subito interrotta da un uragano di altre voci stridule e mani fragili unghiute. Cento colli allungati di galline per raggiungere una mano alta piena di grano:
—Fuori i nomi! fuori i nomi! fuori i nomi!
Pollaio esasperato dalla mancanza di galli... I galli imboscati non sono galli.
Torno al fronte pensando senza rancore che gli imboscati sono utili non fosse altro per dar risalto alla bellezza dei combattenti.
Nella tradotta m’addormentai al ritmo di questa canzone che dei fanti in un compartimento vicino trascinavano con voce di sonno alcoolizzato:
Non hai tu un deputato?
Un parente cornuto
che ti venga in aiuto?
Non hai tu un ministro
o qualche altro ruffiano
che ti stenda la mano,
per levarti dal freddo
dal rischio e dal gel?
Se tu sapessi
quanti imboscati
dormono laggiù
di certo la trincea
lasceresti
pel bosco anche tu!