—Dimenticate le nostre gloriose cariche suicide in retroguardia dopo Caporetto.

—Le ho viste con questi occhi e non le dimentico, disse Raby. Ho visto eroismi sublimi, ma vani. Una sola delle mie blindate dal Tagliamento al Piave serviva più che 4 o 5 squadroni.

—Credi, caro Franci, dico io, le macchine di guerra, cannoni a tiro rapido, mitragliatrici, areoplani e auto-blindate hanno reso assurdo il Don Chisciottismo della cavalleria. E’ il passatismo che si difende. Non vuole morire, ma deve morire. Questa guerra ha esautorato il fucile, immaginiamoci se non esautora il cavallo. Il cavallo è un milionario, nato gran signore per non fare niente. L’altro giorno c’erano lì nei prati 250 cavalli. Bisognava vedere che bersaglio per l’artiglieria! Ora vedi, caro Franci, i comandi supremi della cavalleria italiana che erano tutti più o meno dei germanofili, sicuri che la loro cara Germania conservatrice e militarista avrebbe certamente vinto, sono oggi agitati, sbalorditi dalla piega degli avvenimenti. Vedendo crollare la Germania sognano archi di trionfo per il ritorno dell’esercito e vogliono ad ogni costo coprirsi di qualche prestigio.

Non disprezzano più le macchine veloci. Molti sono felici di pedalare. Gli squadroni sono pieni di biciclette e motociclette. Gli speroni si impigliano nei raggi di bicicletta, poco importa. Ora vogliono arrampicarsi sulle nostre auto-blindate. Hanno incorporato nella divisione di cavalleria biciclette, motociclette e auto-blindate. Ci metterebbero sopra, se potessero, soltanto ufficiali di cavalleria. Lascerebbero volentieri i cavalli nei depositi purchè si dica che la divisione di cavalleria ha forzato, sfondato, inseguito, accerchiato il nemico. Dimenticano che ciò non è facile senza ruote, stantuffi, pneumatici e benzina. Mi dispiace, caro Franci, di dichiararti che il bel cavaliere elegante e romantico non ha più ragione d’essere fuori degli album delle signorine. Finite le lance con banderuola blu! Oggi ci vogliono le nostre mitraglianti auto-blindate in velocità. Se lo Stato Maggiore italiano avesse avuto al principio della guerra questo senso pratico di adattamento agli uomini e alle cose e si fosse liberato dal concetto teutonico stupidamente importato con relativa meccanizzazione di tutti gli organi, avremmo forse evitato Caporetto. Ne risultò una continua falsa valutazione della responsabilità e un assurdo particolarismo burocratico. Tutto si riduceva a queste frasi lanciate da comando a comando:

«Non mi faccia difficoltà—Si arrangi—Ricevuto l’ordine aspettare il contrordine—Dare assicurazione».

Nulla di più assurdo della concezione aprioristica professionale, tedesca, secondo la quale il nemico deve prendere una tale o tal’altra decisione solo perchè questa si presenta come la più logica. Questa concezione elimina l’enorme valore guerresco dello spirito creatore. In una razza come la nostra, carica d’individui geniali, ingabbiare così burocraticamente lo spirito improvvisatore è stato un delitto. Abbiamo inoltre disprezzato per molto tempo il fattore umano nelle truppe logorando così, avvilendo, e anemizzando i reparti. La Germania ci aveva regalato la stupida teoria delle formazioni ammassate che conducono ad attacchi frontali con forze sempre insufficenti, urti ripetuti digradanti per intensità e senza veri effetti.

La battaglia moderna invece si riduce quasi sempre a una lotta sui fianchi. Vince colui che dispone di una riserva potente, pronta, non nelle lontane retrovie dietro il fronte, ma nelle retrovie immediate di una delle due ali. Questa riserva non deve esservi condotta nel momento grave della battaglia, ma molto tempo prima. Lo Stato Maggiore tedesco nella battaglia della Marna, settembre 1914, non ragionò così e fu sconfitto. Il centro del fronte ha pure bisogno di riserve, ma la massa delle riserve non deve mai essere disposta dietro il centro fintantochè esiste una possibilità di accerchiamento. In settembre-ottobre 1914 in Fiandra l’esercito tedesco tentò di avviluppare l’esercito francese. Questo comprendendo il pericolo allungò il suo fronte. L’esercito tedesco allungò ancora di più il suo, e la doppia corsa per avvilupparsi l’un l’altro il fianco finì al mare.

Questi concetti in parte anteriori alla guerra hanno assunto un valore speciale data la possibilità attuale di velocizzare il trasporto di truppe, il vettovagliamento, e il munizionamento.

Nella guerra futura però non si potranno equipaggiare milioni di uomini. Vi saranno piccoli eserciti di 100 mila uomini agguerriti e scelti, in azione dinamica davanti alla nazione che tutta lavorerà a produrre per loro.

Questi piccoli eserciti saranno costituiti di truppe celeri e specialmente di artiglieria d’assalto cioè tanks terrestri e tanks anfibie che colla solita striscia scabra o ventre di bruco supereranno boschi, colline, fiumi sorprendendo il nemico. Vi saranno inoltre areoplani-fantasmi carichi di bombe e senza piloti, guidati a distanza da un areoplano pastore. Areoplani fantasmi senza piloti che scoppieranno con le loro bombe, diretti anche da terra con una tastiera elettrica. Avremo dei siluranti aerei. Avremo un giorno la guerra elettrica.