Grideremo allora: «Finiamola coi vecchi esplosivi! Noi non sappiamo che fare, ormai, della ribellione dei gas imprigionati che sussultano rabbiosamente sotto i pesanti ginocchi dell’atmosfera!»
Vedo in sogno, sul confine di due popoli avanzarsi, dalle due parti, rotolando sui binari le enormi macchine pneumatiche—elefanti d’acciaio irti di proboscidi scintillanti puntate sul nemico.
Quei mostri bevitori d’aria sono guidati facilmente da macchinisti appollaiati su in alto, come cornacs, nelle loro cabine tutte a vetri. Le loro piccole figure sono arrotondate da una specie di scafandro che serve loro a fabbricare tutto l’ossigeno necessario per la respirazione.
La potenzialità elettrica cosciente e raffinata di quegli uomini, sa utilizzare l’amicizia e la forza dei temporali, per vincere la stanchezza e il sonno.
Ad un tratto il più agile dei due eserciti ha bruscamente rarefatta l’atmosfera del suo avversario mediante la violenta aspirazione delle sue mille macchine pneumatiche.
Queste filano via, subito dopo, a destra e a sinistra, sui loro binari, per lasciar posto a delle locomotive armate di batterie elettriche. Eccole puntate come cannoni verso il confine. Degli uomini, ossia dei domatori di forze primordiali, regolano il tiro di quelle batterie che lanciano fra le dighe di un nuovo cielo irrespirabile e vuotato d’ogni materia, grandi grovigli di fulmini irritati.
Li vedete voltolarsi nell’azzurro, codesti nodi convulsivi di serpenti tonanti? Strangolano gli innumerevoli fumaiuoli branditi delle città operaie; infrangono le mascelle aperte dei porti; schiaffeggiano le cime bianche delle montagne, e spazzano il mare color di bile, il mare urlante, che s’incava e si rizza follemente per atterrare le città marittime. Venti esplosioni elettriche nel cielo, smisurato tubo di vetro pneumaticamente vuoto, hanno riassunti gli spasimi coraggiosi di due popoli rivali, coll’ampiezza e lo splendore delle formidabili scariche elettriche interplanetari.—
Il mio sogno di guerra suscitò un uragano di applausi. Intervenne pacatamente Raby:
—Oggi la nostra cavalleria medioevale può avere un impiego tattico. Ad ogni corpo d’armata uno squadrone per il servizio di arginamento nelle retrovie e per impedire alla fanteria di cedere. La cavalleria può servire, data la forza di coesione disciplinata che la caratterizza. Credo anche a dei colpi di mano isolati con plotoni lanciati che appiedandosi combattono coi ciclisti. I plotoni di cavalleria sono adatti al collegamento dei corpi d’armata. Nella fitta rete stradale rotta da canali e fossi del Veneto una divisione di cavalleria in massa diventa un elegante suicidio.
—D’altronde, concludo io, nulla di più assurdo che polemizzare contro la cavalleria oggi. E’ tardi per perfezionare. L’offensiva è ormai cotta a puntino, bisogna servirla in tavola. Sono convinto che è imminente.