—Macchè, macchè! gridano tutti, sei un illuso. Preparati a rimanere tutto l’inverno in questa palude.

—Scommetto ciò che volete... scommetto con te Raby che il 27 ottobre prossimo, anniversario di Caporetto, noi sferreremo una offensiva generale, formidabile. Sarà decisiva e vittoriosa. In novembre la guerra è finita.

Grida, fischi, schiamazzo.

—Scommetto una succolenta cena con donne eleganti al Cova di Milano.

—Accetto! risponde il capitano Raby, mi preparo alla tua bella cena con digiuno e castità.

Volpe si avvicina e sotto voce:

—Forse hai ragione. Mando subito un telegramma al mio agente di cambio a Genova. E’ il momento di comprare.

L’indomani sera ero invitato a pranzo dal generale Filippini comandante la prima divisione di cavalleria. Speravo di apprendere qualcosa di preciso, ma in realtà ero già convinto da una voce intima che non ammetteva discussione.

A tavola sono seduto in faccia al generale Grazioli comandante il corpo d’armata d’assalto. Ha sul petto un giardino multicolore di medaglie. Alto, elegante, viso lungo intelligente addolcito come da una sensualità soddisfatta, bell’uomo quarantenne d’aspetto giovanile.

Parlo a Grazioli degli arditi, esponendogli le loro inquietudini, la loro aspirazione sempre contrariata verso dei privilegi ai quali essi hanno diritto. Morale altissimo. Ma soffrono di non essere nettamente distinti dalla fanteria. Vogliono una disciplina elastica, un riposo assoluto quando sono nelle retrovie. Rifiutano le marce, le esercitazioni quotidiane e le corvées. Esigono di essere portati in autocarro sulla linea del fuoco. Concludo: