PIAZZA DEL DUOMO — LA FONTANA DELL'ELEFANTE.
(Fot. Alinari).

FONTANA DELL'ELEFANTE. (Fot. Martinez).

Altri sontuosi edifizii e monumenti ornarono l'antica città, offesi dal tempo, dalla natura e dagli uomini quanto i delubri, ed anche peggio. Sorgevano un Foro, una Basilica, una Curia, un Erario, una Zecca, ed altre costruzioni profane e sacre nel tratto oggi compreso fra il cortile di S. Pantaleone ed il convento di S. Agostino; ma anche di queste nulla o troppo poco si vede più sul luogo. Il Foro, secondo Vitruvio, aveva forma di parallelogramma, con una piazza nel mezzo, girata da un portico a colonne; secondo il Bolano era di pianta quadrata, a due piani; al tempo di questo cronista mancava il solo lato occidentale, e degli altri rimasti in piedi si vedevano ancora molte stanze dell'ordine superiore, essendo l'edifizio interrato: otto a mezzogiorno, sette a levante e quattro a settentrione; ora non restano altro che le vôlte di qualcuna di queste stanze, e per vederle bisogna scendere sotterra, al lume delle lanterne, in quelle che il popolino chiama Grotte di San Pantaleo, e che sono veri antri dove il piede non trova più l'antico pavimento a grandi lastre di pietra calcare, per due ragioni entrambe molto concludenti: la prima è che l'acqua perennemente stagnante in quei luoghi non permette al visitatore d'inoltrarsi; la seconda è che l'antico lastricato, quando il monumento scompariva, ne fu strappato e servì poi a pavimentare il secondo atrio del museo Biscari. Gli unici avanzi, ormai anch'essi sepolti, della Curia, della Basilica, della Zecca e via dicendo, sono probabilmente le vôlte e i portici sui quali fu costruito il convento di S. Agostino: solo le colonne trovate in questi dintorni esistono ancora, e sono le trentadue che formano i portici di piazza Mazzini. Catania ebbe anche un Ippodromo o Circo, decorato di statue, incrostato di marmi, bagnato da due ordini di canali, i maggiori denominati Nili, i minori Euripi: nulla più ne resta, ad eccezione degli obelischi che ne segnavano la spina e le mete. Uno sarebbe quello che si custodisce, rotto, nel museo Biscari; l'altro quello che sorge in piazza del Duomo, sulla fontana dell'Elefante; monumento singolare dove sono rappresentate o simboleggiate tre civiltà: la punica, dall'elefante che i Catanesi tolsero a stemma — come si vede fin da un suggello del conte di Paternò — per avere respinto gli assalti dei Cartaginesi, nonostante che la loro cavalleria fosse provveduta d'uno squadrone di questi spaventosi pachidermi; l'egizia, dall'obelisco che, o servisse di meta nel circo, o fosse invece qui trasportato al tempo delle Crociate, viene presumibilmente dalla terra dei Faraoni, e forse dalle cave di granito di Siene, e ne parla con i geroglifici che vi sono scolpiti; e da ultimo la cristiana, dal globo, dalle palme, dall'Epigrafe angelica e dalla croce che lo incoronano.

ARCHIVIO DEI BENEDETTINI — SUGGELLO DEL CONTE DI PATERNÒ. (Fot. Giuffrida).