MUSEO BISCARI — TORSO DI GIOVE. (Fot. Grita).

MUSEO BISCARI — STATUA D'ERCOLE. (Fot. Grita).

Nè questi furono i soli o i maggiori edifizii sacri dell'antica Katana. Essa ebbe un tempio di Cibele, distrutto dal terremoto del 1020, dove è oggi il sobborgo corrottamente chiamato di Cibali; ebbe quello di Ecate nella contrada detta Ecatea, ed anche ora chiamata Licatìa; ne ebbe un altro ad Apollo Arcageta sulla collina di S. Marta. Fra i più sontuosi e magnifici doveva essere quello di Cerere, i vestigi del quale furono scoperti nel 1772 dal principe di Biscari. Alla Madre Demetria gli antichi Catanesi avevano eretto un tempio composto di due grandi edifizii ottagoni, ciascuno dei quali era lungo 150 cubiti, sormontati da una cupola che venti Atlanti sostenevano. Nei penetrali dodici colossali cariatidi reggevano il prezioso simulacro della dea, «signum perantiquum, dice Cicerone, quod viri non modo cuius modi esset, sed ne esse quidem sciebant; aditus enim in sacrarium non est viris; sacra per mulieres ac virgines confici solent»; ma il grande oratore parla di questa antichissima e misteriosissima statua per narrare che Verre la fece rubare. Ne restarono, intorno alla seconda metà dell'ottavo secolo, alcune di quelle che adornavano esternamente il tempio; ma allora il già citato S. Leone le fece distruggere con tutto l'edifizio: solo qualche informe rudere, un pezzo di cornicione dorico serbato nel museo Biscari ed una statuetta custodita nel Benedettino, stanno ad attestarne l'esistenza. Del tempio di Giove dicesi che facesse parte la grande statua del Nume, della quale il principe di Biscari serbò il torso mutilato, senza testa nè braccia, di squisita modellatura, che è fra le più belle cose della sua raccolta; ma questa supposizione, come tante altre del genere, non si può più verificare, e resta anzi da accertare se quel Giove greco non fosse piuttosto un Bacco romano...

PIAZZA MAZZINI E VIA GARIBALDI. (Fot. Grita).