ORTO BOTANICO. (Fot. Martinez).


I.

PIANTA DEL SEC. XVI.

'avvenimento risale, assicurano, ai tempi di Noè, e in prova ne dànno i nomi di due quartieri: la Mecca e Zalisa, che sarebbero quelli di Lamech, padre del gran patriarca enologo, e di Elisa, nipote di quest'ultimo e quindi pronipote del primo. Chi avesse vaghezza di simili ed anche più bislacche interpretazioni etimologiche ne troverebbe, in certi libri, a dovizia; ma ciò che pare credibile è soltanto questo: che i Calcidesi venuti a fondar Nasso sotto Taormina, nel 758 prima di Cristo, ed avanzatisi sei od otto anni dopo, con la guida di Evarco, sino alle falde meridionali dell'Etna, non fondassero Catania, ma semplicemente mettessero una loro colonia nella città, l'origine della quale si perde nella notte dei tempi, leggendosi presso gli antichi scrittori che in un'età remotissima i terremoti dell'Etna fecero crollare «le muraglie boreali con le torri, prima opera dei Ciclopi». Ciclopi e Lestrigoni, poste da banda le favole e i miti, sarebbero stati i più antichi abitatori dell'isola, i predecessori dei Sicani e dei Sicoli, i quali avrebbero popolato, prima che ogni altra contrada, il territorio leontino e le falde meridionali dell'Etna. Le fiamme e gli scotimenti del vulcano non li spaventarono, e li attrassero invece i vantaggi della situazione e del clima, che l'Accademico Infecondo doveva più tardi celebrare, scrivendo: «Il sito di sì bellissima Città era sì ameno, che giusto potevasi dire come dicevano i Mori della di loro Granata, che a perpendicolo stavasi addosso il Paradiso». Assicurano anche che il primo nome di Catania fosse quello stesso del monte: Etna, e che i Fenicii la chiamassero poi Katna per significare che era piccola. Oggi, dopo trenta secoli di storia fortunosa, chi la scorge veleggiando verso