—No, no!… Le parole sono vuote, sono un suono effimero, non dicono nulla. Che cosa bisogna fare, Costanza, per provarti l'amor mio?

—Ma nulla, bambino! Amarmi ancora, amarmi sempre!

Bambino, egli lo era ridiventato. Le più strane, le più rischiose fanciullaggini erano state da lui poste ad effetto. Fermo dinanzi alla sua carrozza, egli le strappava un lembo della guarnizione di merletto; sotto la piccola cupola dell'ombrellino rosso, a Capodimonte, col rischio di esser veduto, le aveva rubato un bacio di una dolcezza infinita. Egli avrebbe fatte delle vere pazzie per sentirsi dire bambino da lei, per cogliere nel suo sguardo l'espressione di amoroso rimprovero e di segreta compiacenza che ella metteva nel pronunziare quella parola.

Ma un'altra volta che, nel santuario di Villa Valdonica, egli era stato ripreso da una di quelle repentine tristezze, mentre la baronessa aveva già cominciato a rimproverarlo dolcemente, alzò ad un tratto la testa, prendendo tutt'e due le mani di lei.

—Costanza, io vorrei domandarti soltanto una cosa. Sei stata mai amata così?

—Che domanda!… Perchè?

—Non importa, rispondi: sei stata amata così?…

Ella stette un istante silenziosa, cogli sguardi perduti in non so quale visione. Poi, abbassando lentamente le palpebre, con voce fievolissima, rispose:

—Una volta…. fui molto amata….

—Ah!