—Con Enrichetta si diceva che cosa si sarebbe fatto se trovassimo un milioncino, in tanti biglietti, per terra, in mezzo alla strada. Per me, dico la verità, mi farebbe molto comodo; lo intascherei!… Non farebbe anche comodo a voi?
—Ohibò! Io lo consegnerei al signor questore e mi prenderei gli elogi dei cronisti!…
Ma, ridendo con la marchesa, egli aveva gli occhi alla sua compagna, sempre seria e un po' triste.
Come egli ebbe picchiato al portone, la figura di un fratello dall'ispida barba nerissima si affacciò al finestrino.
—È permesso visitare il romitorio?
La testa scomparve, e il portone si schiuse a mezzo. Per la prima, risolutamente, la duchessa di Neli entrò. La marchesa esitava, si guardava attorno, guardava l'Olderico, quasi a rassicurarsi. Finalmente raccolse la sua gonna di peluche mousse, a larghe bande di ricamo a rilievo; chinò un poco la testa su cui portava un cappello a larghe tese in feltro oliva, con una ricca guarnizione di piume mousse a sfumature cascanti da un lato, e si decise a seguire l'amica.
Nella corte, le foglie secche dei castagni avevano formato un grosso tappeto su cui le vesti femminili sfrusciavano. Il fratello, con la schiena curva, il rosario ballante dalla cintura di cuoio, i piedi nudi negli zoccoli di legno, faceva strada in silenzio. Dinanzi alla scala, le paure della marchesa si rinnovarono. La sua amica era già scomparsa, che ella non aveva ancora salito un gradino. Il suo chiacchierio era completamente cessato.
—Che idea, quell'Enrichetta, di venire a cacciarsi qui dentro!
Olderico, statemi vicino.
Salendo, ella si fermava ogni tanto, e si voltava indietro ad accertarsi ch'egli fosse lì. In quella sua paura, era seducentissima; però il rumore dei passi della duchessa distraeva l'Olderico.
In cima alla scala, il corridoio lungo e stretto, dalle vôlte basse, fiocamente illuminato dalla finestra posta all'altra estremità, mostrava le due file di porticine vecchie, tarlate, controsegnate da un numero. La duchessa andava sempre avanti, accanto al fratello che narrava a bassa voce i miracoli di S. Francesco, cogli occhi per terra, fermandosi ogni tanto a mostrare con la mano ossuta e callosa un quadricino polveroso, dove si distingueva a stento un bastimento in mezzo ad una tempesta, o degli uomini piagati, con una piccola imagine del santo circondata di nubi in un angolo.