La marchesa avanzava lentamente, gettando intorno degli sguardi ansiosi, e tenendosi vicino all'Olderico. Arrivati al crocicchio formato da un altro corridoio che tagliava il primo ad angolo retto, s'intese di scatto un rumor sordo, quasi un rantolo.

—Olderico!… datemi il braccio!…—e vi si abbandonò tutta.

Era un orologio invisibile, al quale scoccavano le ore.

Come i suoni cessarono, una porta si aprì, lontano, e una fila di frati, con la testa china, passò biascicando incomprese preghiere.

—Ho paura!—disse ancora la marchesa al suo compagno—portatemi via….

L'Olderico la sentì che gli si stringeva al fianco; ma egli era sorpreso della propria indifferenza innanzi a quella seduzione; i suoi occhi seguivano sempre la figura della duchessa che procedeva serenamente, chinando la testa e facendo con la mano il segno del bacio dinanzi alle imagini sacre.

Erano già in capo al corridoio. Come il fratello aprì la finestra, l'Olderico esclamò:

—Guardi che bella vista!

La marchesa, che seguendo gli sguardi del suo cavaliere aveva scoperto l'oggetto di quella attenzione, lasciò bruscamente il suo braccio.

—Proprio! Meravigliosa!—esclamò con una piccola intonazione di dispettoso sarcasmo.